L’interesse delle imprese, soprattutto di grandi dimensioni, verso l’adozione di sistemi di monitoraggio e gestione del rischio fiscale, inteso come il rischio di operare in violazione di norme di natura tributaria o in contrasto con i principi o con le finalità dell'ordinamento tributario, ha ricevuto un significativo impulso dall’Ocse che, come è noto, si è fatta promotrice di una nuova relazione tra Fisco e contribuenti, ispirata ai principi di trasparenza, collaborazione e correttezza. Nella prospettiva suggerita dall’Ocse emerge con chiarezza l’auspicata linea di sviluppo della nuova relazione tra Fisco e contribuenti: l’abbandono del classico modello basato sul controllo ex post del dichiarato, caratterizzato dalla contrapposizione tra il Fisco ‘controllore’ ed il contribuente ‘controllato’ e l’adozione di una nuova modalità relazionale, meno conflittuale e più collaborativa, volta allo scambio di certezza vs trasparenza. La finalità è duplice: da un lato, consentire al contribuente di superare l’incertezza interpretativa sulle fattispecie controverse suscettibili di generare rischi fiscali e, dunque, di conoscere in anticipo rispetto alla presentazione della dichiarazione dei redditi quale è il comportamento da tenere per non incorrere, in sede di controllo fiscale, nella violazione delle norme e dei principi in materia tributaria; dall’altro, consentire all’Amministrazione finanziaria di colmare il proprio gap informativo sul business dell’impresa attraverso la disclosure allo scopo di conoscere a fondo le attività svolte, comprendere la ratio sottesa alle scelte aziendali e superare così la tradizionale ritrosia verso l’interpretazione valutativa delle questioni fiscali controverse.Le indicazioni dell’Ocse in materia di cooperative compliance sono state, come è noto, recepite dal legislatore tributario italiano in ritardo rispetto agli altri Stati membri che hanno sperimentato da subito e con successo il nuovo modello relazionale tra Fisco e grandi imprese. Dopo l’esperienza fallimentare del tutoraggio fiscale, il legislatore tributario ha introdotto nel nostro ordinamento il regime opzionale dell’adempimento collaborativo, riservato alle imprese di grandi dimensioni residenti o non residenti nel territorio italiano. Con l’adempimento collaborativo, il legislatore ha inteso realizzare una sorta di rivoluzione copernicana nel rapporto tra Fisco e grandi imprese volta a superare schemi rigidi e divisioni anacronistiche di compiti e ruoli allo scopo di ridurre la conflittualità e incentivare l’emersione spontanea della corretta misura della base imponibile senza, tuttavia, rinunciare all’azione repressiva che verrà esercitata in modo mirato nei confronti dei contribuenti che scelgono di assumere comportamenti non compliant.
Il regime di adempimento collaborativo nel prisma della cooperative tax compliance
Daniela Conte
2020-01-01
Abstract
L’interesse delle imprese, soprattutto di grandi dimensioni, verso l’adozione di sistemi di monitoraggio e gestione del rischio fiscale, inteso come il rischio di operare in violazione di norme di natura tributaria o in contrasto con i principi o con le finalità dell'ordinamento tributario, ha ricevuto un significativo impulso dall’Ocse che, come è noto, si è fatta promotrice di una nuova relazione tra Fisco e contribuenti, ispirata ai principi di trasparenza, collaborazione e correttezza. Nella prospettiva suggerita dall’Ocse emerge con chiarezza l’auspicata linea di sviluppo della nuova relazione tra Fisco e contribuenti: l’abbandono del classico modello basato sul controllo ex post del dichiarato, caratterizzato dalla contrapposizione tra il Fisco ‘controllore’ ed il contribuente ‘controllato’ e l’adozione di una nuova modalità relazionale, meno conflittuale e più collaborativa, volta allo scambio di certezza vs trasparenza. La finalità è duplice: da un lato, consentire al contribuente di superare l’incertezza interpretativa sulle fattispecie controverse suscettibili di generare rischi fiscali e, dunque, di conoscere in anticipo rispetto alla presentazione della dichiarazione dei redditi quale è il comportamento da tenere per non incorrere, in sede di controllo fiscale, nella violazione delle norme e dei principi in materia tributaria; dall’altro, consentire all’Amministrazione finanziaria di colmare il proprio gap informativo sul business dell’impresa attraverso la disclosure allo scopo di conoscere a fondo le attività svolte, comprendere la ratio sottesa alle scelte aziendali e superare così la tradizionale ritrosia verso l’interpretazione valutativa delle questioni fiscali controverse.Le indicazioni dell’Ocse in materia di cooperative compliance sono state, come è noto, recepite dal legislatore tributario italiano in ritardo rispetto agli altri Stati membri che hanno sperimentato da subito e con successo il nuovo modello relazionale tra Fisco e grandi imprese. Dopo l’esperienza fallimentare del tutoraggio fiscale, il legislatore tributario ha introdotto nel nostro ordinamento il regime opzionale dell’adempimento collaborativo, riservato alle imprese di grandi dimensioni residenti o non residenti nel territorio italiano. Con l’adempimento collaborativo, il legislatore ha inteso realizzare una sorta di rivoluzione copernicana nel rapporto tra Fisco e grandi imprese volta a superare schemi rigidi e divisioni anacronistiche di compiti e ruoli allo scopo di ridurre la conflittualità e incentivare l’emersione spontanea della corretta misura della base imponibile senza, tuttavia, rinunciare all’azione repressiva che verrà esercitata in modo mirato nei confronti dei contribuenti che scelgono di assumere comportamenti non compliant.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.