La trasformazione dei linguaggi, dei ritmi e delle pratiche simboliche che caratterizza la vita adulta nelle società contemporanee sta generando un rischio crescente di vuoto educativo: una deriva culturale che non riguarda l’assenza di offerta formativa, ma la perdita di ambienti capaci di sostenere la comprensione, la continuità e la profondità dell’esperienza. Le evidenze sulle competenze di base degli adulti (PIAAC), l’emergere della neo-oralità e la crescente difficoltà nel tradurre l’informazione in significato segnalano un indebolimento delle infrastrutture cognitive e interpretative che rendono abitabile la complessità. Il contributo propone una cornice pedagogica per affrontare tale scenario, introducendo la categoria di ambiente interpretativo: un’ecologia formativa in cui gli adulti possono ricostruire repertori linguistici, categorie simboliche e mappe cognitive per leggere il mondo. Integrando la tradizione pedagogica sugli ambienti (da Dewey a Malaguzzi) con le ricerche neuroscientifiche sulla plasticità adulta e con le recenti analisi sul mutamento dei processi cognitivi nell’era digitale, l’articolo sostiene che la questione centrale non riguarda più soltanto dove si apprende, ma quali linguaggi circolano negli spazi educativi. Gli ambienti interpretativi vengono proposti come dispositivi culturali per restituire agli adulti la possibilità di pensare, narrare e condividere significati in una società segnata da frammentazione, accelerazione e impoverimento dei codici simbolici. In questo quadro, la pedagogia delle ecologie formative si configura come una risposta generativa capace di contrastare il rischio del vuoto educativo e di orientare nuove pratiche di formazione continua.

Ambienti interpretativi: una pedagogia degli adulti per fronteggiare il rischio del vuoto educativo contemporaneo

lo presti
2025-01-01

Abstract

La trasformazione dei linguaggi, dei ritmi e delle pratiche simboliche che caratterizza la vita adulta nelle società contemporanee sta generando un rischio crescente di vuoto educativo: una deriva culturale che non riguarda l’assenza di offerta formativa, ma la perdita di ambienti capaci di sostenere la comprensione, la continuità e la profondità dell’esperienza. Le evidenze sulle competenze di base degli adulti (PIAAC), l’emergere della neo-oralità e la crescente difficoltà nel tradurre l’informazione in significato segnalano un indebolimento delle infrastrutture cognitive e interpretative che rendono abitabile la complessità. Il contributo propone una cornice pedagogica per affrontare tale scenario, introducendo la categoria di ambiente interpretativo: un’ecologia formativa in cui gli adulti possono ricostruire repertori linguistici, categorie simboliche e mappe cognitive per leggere il mondo. Integrando la tradizione pedagogica sugli ambienti (da Dewey a Malaguzzi) con le ricerche neuroscientifiche sulla plasticità adulta e con le recenti analisi sul mutamento dei processi cognitivi nell’era digitale, l’articolo sostiene che la questione centrale non riguarda più soltanto dove si apprende, ma quali linguaggi circolano negli spazi educativi. Gli ambienti interpretativi vengono proposti come dispositivi culturali per restituire agli adulti la possibilità di pensare, narrare e condividere significati in una società segnata da frammentazione, accelerazione e impoverimento dei codici simbolici. In questo quadro, la pedagogia delle ecologie formative si configura come una risposta generativa capace di contrastare il rischio del vuoto educativo e di orientare nuove pratiche di formazione continua.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11367/159038
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