Obiettivo principale del manoscritto è l’analisi dettagliata e critica della evoluzione della regolamentazione macroprudenziale dalla nascita dell’Unione Bancaria alla BRRD2, con un focus sulle less significant insitutions (LSI). Il dettaglio sulle LSI è determinato non solo dal fatto che l’attuale regolamentazione relativa a tale tipologia di ente è molto frammentaria e criptica, ovvero residuale rispetto a quella esistente per le banche a rilevanza sistemica, ma anche dal fatto che la loro presenza è fortemente radicata nel territorio italiano. A tale riguardo, il ricorso al “principio della proporzionalità” da parte delle autorità di vigilanza risulta fondamentale, in quanto, di fatto, esso assicura che tutte le linee guida impartite dai supervisors siano proporzionali alla natura, alla struttura, alla composizione interna e alla complessità dell’attività e dei rischi dell’istituzione bancaria1. Secondo Coelho et al (2019), il principio di proporzionalità consiste proprio nell’applicare politiche di supervisione e di regolamentazione “su misura” da parte degli enti macro-prudenziali alle istituzioni finanziarie.2 Certamente, una delle principali sfide che gli enti meno significativi devono affrontare nell’attuale contesto economicofinanziario è proprio rappresentata dall’armonizzazione delle regole e delle metodologie già utilizzate dalle banche di rilevanza sistemica. In tale chiave deve essere letta l’estensione della metodologia SREP agli enti meno significativi da parte delle dell’Autorità di vigilanza, le quali, in questo modo, “operativamente parlando”, si trovano a monitorare un quadro comune a tutti gli enti bancari, seppur adattato alle peculiarità delle LSI. Lo “SREP LSI” conferisce ampio potere alle autorità nazionali competenti al fine di organizzare in maniera efficace ed efficiente una profonda attività di vigilanza, sulla base delle specificità delle singole LSI, in modo da rendere confrontabili i risultati delle analisi condotte dai diversi Paesi, garantire un’equa valutazione delle banche indipendentemente dal Paese in cui esercitano la propria attività ed assicurare pari trattamento alle banche ai fini del corretto espletamento dei principi della concorrenza nell’area Euro. Grandi passi in avanti sono stati compiuti nel corso di questi anni nel processo di riduzione delle sofferenze bancarie e proprio al fine di dare nuova spinta propulsiva a una gestione più attiva dei crediti deteriorati da parte delle banche, Banca d’Italia ha pubblicato nel gennaio 2018 le linee guida per le banche Less Significant italiane (LSI) in materia di gestione di crediti deteriorati (NPL), coerenti con la “Guidance to banks on non performing loans”, già previste per le significant institutions. Le conseguenze della crisi economica e finanziaria del 2007 sono state gravi e la stabilità finanziaria dei Paesi europei è risultata seriamente compromessa: proprio le esigenze di una rinnovata stabilità finanziaria, e di un nuovo equilibrio economico, nonché la necessità di creare un “level playing field” regolamentare a livello europeo hanno determinato la creazione dell'Unione bancaria europea. Il cammino verso una disciplina uniforme e regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese di investimento ha avuto il suo inizio il 15 maggio 2014, con l’introduzione della Bank Recovery and Resolution Directive (Direttiva (UE) 2014/59 – “BRRD”) e la sua successiva modifica, attuata con la direttiva europea 2019/879/UE (BRRD II). Sono state introdotte nuove norme a livello europeo finalizzate alla riduzione dell'effetto negativo delle crisi bancarie sull’intero sistema economico e finanziario, attraverso l'introduzione di nuovi strumenti, per la gestione “ordinata” delle crisi e il contenimento dell'intervento statale nel finanziamento degli istituti creditizi in difficoltà. In quest’ottica, deve essere valutata l’ importanza dell’ utilizzo dello stress test come uno strumento interno di gestione di rischio, impiegato dalle banche per avere un’ indicazione della misura di capitale necessario ad assorbire le eventuali perdite generate da scenari avversi (Comitato di Basilea, 2009)3 e la definizione dei due nuovi requisiti patrimoniali minimi, il MREL (Minimun Requirement for Own Funds and Eligible Liabilities) e il TLAC (Total-Loss Absorbing Capacity). Sebbene nascano in momenti e contesti diversi, essi si prefiggono il medesimo obiettivo, ossia assicurare che gli istituti di credito siano in grado di fronteggiare un eventuale processo di risoluzione (e/o di liquidazione) mediante fondi presenti nel proprio passivo, minimizzando l’intervento dello Stato. Alla luce dei recenti sviluppi, anche la gestione di nuovi rischi legati al clima e alla pandemia da Covid-19 è ormai divenuto un compito fondamentale ed imprescindibile per le banche centrali e le autorità di vigilanza delle principali economie mondiali, le quali si sono spesso mostrate impreparate ad affrontarli. La consapevolezza dell’esistenza e della rilevanza di rischi che possono nascere al di fuori delle classiche logiche di mercato deve certamente portare ad una maggiore cooperazione e alla definizione di regole comuni, non sono tra i vari Paesi dell’Unione, ma anche con riferimento alle diverse tipologie di enti creditizi. La verifica empirica presentata nell’ultimo capitolo dimostra, infatti, la centralità di queste tematiche anche per le LSI, che, al pari degli istituti bancari significativi, devono essere certamente inserite nell’ambito di questo iter regolamentare “green”.

La regolamentazione macroprudenziale dall’Unione Bancaria alla BRRD2 Le less significant institutions

Francesca Battaglia;Francesco Busato
2021

Abstract

Obiettivo principale del manoscritto è l’analisi dettagliata e critica della evoluzione della regolamentazione macroprudenziale dalla nascita dell’Unione Bancaria alla BRRD2, con un focus sulle less significant insitutions (LSI). Il dettaglio sulle LSI è determinato non solo dal fatto che l’attuale regolamentazione relativa a tale tipologia di ente è molto frammentaria e criptica, ovvero residuale rispetto a quella esistente per le banche a rilevanza sistemica, ma anche dal fatto che la loro presenza è fortemente radicata nel territorio italiano. A tale riguardo, il ricorso al “principio della proporzionalità” da parte delle autorità di vigilanza risulta fondamentale, in quanto, di fatto, esso assicura che tutte le linee guida impartite dai supervisors siano proporzionali alla natura, alla struttura, alla composizione interna e alla complessità dell’attività e dei rischi dell’istituzione bancaria1. Secondo Coelho et al (2019), il principio di proporzionalità consiste proprio nell’applicare politiche di supervisione e di regolamentazione “su misura” da parte degli enti macro-prudenziali alle istituzioni finanziarie.2 Certamente, una delle principali sfide che gli enti meno significativi devono affrontare nell’attuale contesto economicofinanziario è proprio rappresentata dall’armonizzazione delle regole e delle metodologie già utilizzate dalle banche di rilevanza sistemica. In tale chiave deve essere letta l’estensione della metodologia SREP agli enti meno significativi da parte delle dell’Autorità di vigilanza, le quali, in questo modo, “operativamente parlando”, si trovano a monitorare un quadro comune a tutti gli enti bancari, seppur adattato alle peculiarità delle LSI. Lo “SREP LSI” conferisce ampio potere alle autorità nazionali competenti al fine di organizzare in maniera efficace ed efficiente una profonda attività di vigilanza, sulla base delle specificità delle singole LSI, in modo da rendere confrontabili i risultati delle analisi condotte dai diversi Paesi, garantire un’equa valutazione delle banche indipendentemente dal Paese in cui esercitano la propria attività ed assicurare pari trattamento alle banche ai fini del corretto espletamento dei principi della concorrenza nell’area Euro. Grandi passi in avanti sono stati compiuti nel corso di questi anni nel processo di riduzione delle sofferenze bancarie e proprio al fine di dare nuova spinta propulsiva a una gestione più attiva dei crediti deteriorati da parte delle banche, Banca d’Italia ha pubblicato nel gennaio 2018 le linee guida per le banche Less Significant italiane (LSI) in materia di gestione di crediti deteriorati (NPL), coerenti con la “Guidance to banks on non performing loans”, già previste per le significant institutions. Le conseguenze della crisi economica e finanziaria del 2007 sono state gravi e la stabilità finanziaria dei Paesi europei è risultata seriamente compromessa: proprio le esigenze di una rinnovata stabilità finanziaria, e di un nuovo equilibrio economico, nonché la necessità di creare un “level playing field” regolamentare a livello europeo hanno determinato la creazione dell'Unione bancaria europea. Il cammino verso una disciplina uniforme e regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese di investimento ha avuto il suo inizio il 15 maggio 2014, con l’introduzione della Bank Recovery and Resolution Directive (Direttiva (UE) 2014/59 – “BRRD”) e la sua successiva modifica, attuata con la direttiva europea 2019/879/UE (BRRD II). Sono state introdotte nuove norme a livello europeo finalizzate alla riduzione dell'effetto negativo delle crisi bancarie sull’intero sistema economico e finanziario, attraverso l'introduzione di nuovi strumenti, per la gestione “ordinata” delle crisi e il contenimento dell'intervento statale nel finanziamento degli istituti creditizi in difficoltà. In quest’ottica, deve essere valutata l’ importanza dell’ utilizzo dello stress test come uno strumento interno di gestione di rischio, impiegato dalle banche per avere un’ indicazione della misura di capitale necessario ad assorbire le eventuali perdite generate da scenari avversi (Comitato di Basilea, 2009)3 e la definizione dei due nuovi requisiti patrimoniali minimi, il MREL (Minimun Requirement for Own Funds and Eligible Liabilities) e il TLAC (Total-Loss Absorbing Capacity). Sebbene nascano in momenti e contesti diversi, essi si prefiggono il medesimo obiettivo, ossia assicurare che gli istituti di credito siano in grado di fronteggiare un eventuale processo di risoluzione (e/o di liquidazione) mediante fondi presenti nel proprio passivo, minimizzando l’intervento dello Stato. Alla luce dei recenti sviluppi, anche la gestione di nuovi rischi legati al clima e alla pandemia da Covid-19 è ormai divenuto un compito fondamentale ed imprescindibile per le banche centrali e le autorità di vigilanza delle principali economie mondiali, le quali si sono spesso mostrate impreparate ad affrontarli. La consapevolezza dell’esistenza e della rilevanza di rischi che possono nascere al di fuori delle classiche logiche di mercato deve certamente portare ad una maggiore cooperazione e alla definizione di regole comuni, non sono tra i vari Paesi dell’Unione, ma anche con riferimento alle diverse tipologie di enti creditizi. La verifica empirica presentata nell’ultimo capitolo dimostra, infatti, la centralità di queste tematiche anche per le LSI, che, al pari degli istituti bancari significativi, devono essere certamente inserite nell’ambito di questo iter regolamentare “green”.
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