The study aims to verify whether the EU financing programs are effective in contributing to the individual right protection, taking on as a case study the protection and inclusion of Roma communities. Retracing the phases that determined the emersion of the Roma problem, both at European and international level, as a central issue of the minority protection, the study underlines the relevant role of the European Court of Human Right and of the European Committee of Social Rights – European Social Charter body of “political” control – in affirming the right of Roma communities to preserve their “traditional lifestyle” and to access to services without discriminations. Since 2000, after the adoption of the anti-discrimination acts, the problem attracted also the EU Institutions’ attention. However, even if the European Parliament insisted several times on the necessity to elaborate an European strategy aimed to Roma inclusion, European Commission preferred to leave the responsibility to the States, limiting itself to establish a coordination framework and to offer financial support through the financial “direct management” programs and “shared management” programs (related to the Structural Funds). The analysis puts in evidence that both the instruments show significant limits in the right protection. The “direct management” programs, aimed to sector objectives and based on a “rewarding” logic, could determine inconsistency between actions and excessive competition between the fund recipients. The Structural Fund programs, for their part, are submitted to extremely rigorous conditions discouraging the States to invest funds in favour of ethnical and social groups circumscribed and highly marginalized (as the Roma communities). As an alternative, the analysis proposes to activate financial “stabilization” mechanisms, aimed to intervene “automatically” in support of the States where the protection of marginalized groups falls below pre-determined standards, to offer funds earmarked to expenditures strictly necessary to remedy to the right violations.

Lo studio intende verificare se i programmi di finanziamento dell’UE siano efficaci nel contribuire alla tutela dei diritti individuali, assumendo come caso studio la tutela ed inclusione delle comunità Rom. Ripercorrendo le tappe attraverso le quali il tema si è imposto, sul piano europeo e internazionale, come aspetto centrale della tutela delle minoranze, lo studio mette in evidenza il ruolo determinante della Corte EDU e del Comitato Europeo dei Diritti Sociali – organo di controllo “politico” della Carta Sociale Europea – nell’affermare il diritto delle comunità Rom alla preservazione del loro “tradizionale stile di vita” e all’accesso 4/2018 2 non discriminatorio ai servizi. A partire dal 2000, in seguito all’adozione degli atti anti-discriminazione, la questione si è imposta all’attenzione anche delle Istituzioni dell’UE. Tuttavia, per quanto il Parlamento europeo abbia più volte insistito sulla necessità di elaborare una strategia europea per l’inclusione dei Rom, la Commissione ha preferito lasciare la responsabilità delle decisioni agli Stati, limitandosi a fornire un quadro di coordinamento gestionale e supporto finanziario attraverso i programmi c.d. “a gestione diretta” e i programmi c.d. “a gestione decentrata” (relativi ai Fondi strutturali). L’analisi evidenzia, però, che entrambi gli strumenti presentano forti limiti nella protezione dei diritti. I programmi “a gestione diretta”, finalizzati ad obiettivi settoriali e basati su una logica di “premialità”, possono generare incoerenza delle azioni ed eccessiva competizione tra i destinatari dei fondi. La programmazione dei Fondi strutturali, dal canto suo, è sottoposta a condizioni troppo stringenti che possono disincentivare gli Stati a investire fondi a favore di segmenti circoscritti e marginalizzati di popolazione (come le comunità Rom). In alternativa, l’analisi propone di attivare meccanismi finanziari di “stabilizzazione”, che intervengano automaticamente a supporto degli Stati in cui la tutela dei diritti dei gruppi marginalizzati sia al di sotto di determinati standard, offrendo finanziamenti vincolati a spese strettamente necessarie a sanare le violazioni dei diritti (c.d. earmarking).

La tutela dei diritti fondamentali tramite i programmi europei di finanziamento: il caso dei diritti dei Rom

Pugliese
2018

Abstract

Lo studio intende verificare se i programmi di finanziamento dell’UE siano efficaci nel contribuire alla tutela dei diritti individuali, assumendo come caso studio la tutela ed inclusione delle comunità Rom. Ripercorrendo le tappe attraverso le quali il tema si è imposto, sul piano europeo e internazionale, come aspetto centrale della tutela delle minoranze, lo studio mette in evidenza il ruolo determinante della Corte EDU e del Comitato Europeo dei Diritti Sociali – organo di controllo “politico” della Carta Sociale Europea – nell’affermare il diritto delle comunità Rom alla preservazione del loro “tradizionale stile di vita” e all’accesso 4/2018 2 non discriminatorio ai servizi. A partire dal 2000, in seguito all’adozione degli atti anti-discriminazione, la questione si è imposta all’attenzione anche delle Istituzioni dell’UE. Tuttavia, per quanto il Parlamento europeo abbia più volte insistito sulla necessità di elaborare una strategia europea per l’inclusione dei Rom, la Commissione ha preferito lasciare la responsabilità delle decisioni agli Stati, limitandosi a fornire un quadro di coordinamento gestionale e supporto finanziario attraverso i programmi c.d. “a gestione diretta” e i programmi c.d. “a gestione decentrata” (relativi ai Fondi strutturali). L’analisi evidenzia, però, che entrambi gli strumenti presentano forti limiti nella protezione dei diritti. I programmi “a gestione diretta”, finalizzati ad obiettivi settoriali e basati su una logica di “premialità”, possono generare incoerenza delle azioni ed eccessiva competizione tra i destinatari dei fondi. La programmazione dei Fondi strutturali, dal canto suo, è sottoposta a condizioni troppo stringenti che possono disincentivare gli Stati a investire fondi a favore di segmenti circoscritti e marginalizzati di popolazione (come le comunità Rom). In alternativa, l’analisi propone di attivare meccanismi finanziari di “stabilizzazione”, che intervengano automaticamente a supporto degli Stati in cui la tutela dei diritti dei gruppi marginalizzati sia al di sotto di determinati standard, offrendo finanziamenti vincolati a spese strettamente necessarie a sanare le violazioni dei diritti (c.d. earmarking).
The study aims to verify whether the EU financing programs are effective in contributing to the individual right protection, taking on as a case study the protection and inclusion of Roma communities. Retracing the phases that determined the emersion of the Roma problem, both at European and international level, as a central issue of the minority protection, the study underlines the relevant role of the European Court of Human Right and of the European Committee of Social Rights – European Social Charter body of “political” control – in affirming the right of Roma communities to preserve their “traditional lifestyle” and to access to services without discriminations. Since 2000, after the adoption of the anti-discrimination acts, the problem attracted also the EU Institutions’ attention. However, even if the European Parliament insisted several times on the necessity to elaborate an European strategy aimed to Roma inclusion, European Commission preferred to leave the responsibility to the States, limiting itself to establish a coordination framework and to offer financial support through the financial “direct management” programs and “shared management” programs (related to the Structural Funds). The analysis puts in evidence that both the instruments show significant limits in the right protection. The “direct management” programs, aimed to sector objectives and based on a “rewarding” logic, could determine inconsistency between actions and excessive competition between the fund recipients. The Structural Fund programs, for their part, are submitted to extremely rigorous conditions discouraging the States to invest funds in favour of ethnical and social groups circumscribed and highly marginalized (as the Roma communities). As an alternative, the analysis proposes to activate financial “stabilization” mechanisms, aimed to intervene “automatically” in support of the States where the protection of marginalized groups falls below pre-determined standards, to offer funds earmarked to expenditures strictly necessary to remedy to the right violations.
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