L’attuale scenario sociooeconomico è caratterizzato da una serie di variabili riguardanti le modalità di produzione, le dinamiche finanziarie e le operazioni di investimento che possono generare situazioni di rischio, cioè effetti non certamente prevedibili con gli strumenti tecnico-scientifici a disposizione. Il decision maker si trova, pertanto, dinanzi alla sfida di individuare forme di regolazione del rischio che inducano gli operatori economici ad evitare gli effetti dannosi, adattarsi ai cambiamenti e correggere le ripercussioni negative su altri soggetti. Nel diritto dell’UE, regole intese ad orientare il comportamento degli operatori ad una “cultura” di valutazione, prevenzione e gestione del rischio sono essenzialmente riscontrabili in alcuni ambiti settoriali, in particolare nella disciplina relativa alla produzione e commercializzazione di prodotti rischiosi per la salute dei consumatori e per l’ambiente, nella disciplina dei servizi finanziari e nella disciplina degli investimenti. Più recentemente, il tema del rischio ha acquisito un peso sempre più significativo nel metodo regolativo adottato dalle Istituzioni in maniera trasversale per assicurare la stretta funzionalità della regolazione al raggiungimento degli obiettivi delle policies, la maggiore rispondenza alle esigenze dei cittadini, la più rapida e corretta attuazione (c.d. metodo di “better regulation”). Attraverso la rilevazione dei tratti comuni degli strumenti applicati in ambiti settoriali e nel metodo regolativo di better regulation, collocandosi nello schema teorico della “law&economics”, il volume si propone di verificare se sia possibile delineare un modello europeo di regolazione del rischio e quanto esso sia efficace nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi che le Istituzioni perseguono. L’analisi si focalizza in particolare sull’applicazione da parte dei giudici europei, nonché di organi internazionali di risoluzione delle controversie come l’Organo di Appello OMC o l’ICSID, dei principi di proporzionalità, necessità e precauzione per affrontare situazioni di incertezza regolativa. Al fine di analizzare il contributo complessivo delle Istituzioni europee all’elaborazione di una efficace regolazione del rischio, il lavoro conferisce particolare rilevanza agli strumenti di soft governance e alle forme di auto-regolazione (standardizzazione) ed analizza gli sforzi operati dalle Istituzioni europee per favorire l’affermarsi di una cultura di risk management&assessment sul piano internazionale. La rilevanza dell’analisi proposta nel volume è confermata dall’attenzione posta ad alcune tematiche di grande attualità, quali la costruzione di modelli regolativi e di governance resilienti agli eventi inattesi, il ricorso a strumenti regolativi bilaterali per l’elaborazione di procedure di controllo e standard comuni (accordi di mutuo riconoscimento, cooperazione regolamentare), la standardizzazione come metodo regolativo di “private regulation” in cui la produzione di standard da parte da organismi di natura tecnica è inquadrata in una pianificazione regolativa stabilita dalle Istituzioni e contribuisce agli obiettivi generali dell’UE

Il rischio nel diritto dell'Unione europea tra principi di precauzione, proporzionalità e standardizzazione

PUGLIESE, Sara
2017

Abstract

L’attuale scenario sociooeconomico è caratterizzato da una serie di variabili riguardanti le modalità di produzione, le dinamiche finanziarie e le operazioni di investimento che possono generare situazioni di rischio, cioè effetti non certamente prevedibili con gli strumenti tecnico-scientifici a disposizione. Il decision maker si trova, pertanto, dinanzi alla sfida di individuare forme di regolazione del rischio che inducano gli operatori economici ad evitare gli effetti dannosi, adattarsi ai cambiamenti e correggere le ripercussioni negative su altri soggetti. Nel diritto dell’UE, regole intese ad orientare il comportamento degli operatori ad una “cultura” di valutazione, prevenzione e gestione del rischio sono essenzialmente riscontrabili in alcuni ambiti settoriali, in particolare nella disciplina relativa alla produzione e commercializzazione di prodotti rischiosi per la salute dei consumatori e per l’ambiente, nella disciplina dei servizi finanziari e nella disciplina degli investimenti. Più recentemente, il tema del rischio ha acquisito un peso sempre più significativo nel metodo regolativo adottato dalle Istituzioni in maniera trasversale per assicurare la stretta funzionalità della regolazione al raggiungimento degli obiettivi delle policies, la maggiore rispondenza alle esigenze dei cittadini, la più rapida e corretta attuazione (c.d. metodo di “better regulation”). Attraverso la rilevazione dei tratti comuni degli strumenti applicati in ambiti settoriali e nel metodo regolativo di better regulation, collocandosi nello schema teorico della “law&economics”, il volume si propone di verificare se sia possibile delineare un modello europeo di regolazione del rischio e quanto esso sia efficace nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi che le Istituzioni perseguono. L’analisi si focalizza in particolare sull’applicazione da parte dei giudici europei, nonché di organi internazionali di risoluzione delle controversie come l’Organo di Appello OMC o l’ICSID, dei principi di proporzionalità, necessità e precauzione per affrontare situazioni di incertezza regolativa. Al fine di analizzare il contributo complessivo delle Istituzioni europee all’elaborazione di una efficace regolazione del rischio, il lavoro conferisce particolare rilevanza agli strumenti di soft governance e alle forme di auto-regolazione (standardizzazione) ed analizza gli sforzi operati dalle Istituzioni europee per favorire l’affermarsi di una cultura di risk management&assessment sul piano internazionale. La rilevanza dell’analisi proposta nel volume è confermata dall’attenzione posta ad alcune tematiche di grande attualità, quali la costruzione di modelli regolativi e di governance resilienti agli eventi inattesi, il ricorso a strumenti regolativi bilaterali per l’elaborazione di procedure di controllo e standard comuni (accordi di mutuo riconoscimento, cooperazione regolamentare), la standardizzazione come metodo regolativo di “private regulation” in cui la produzione di standard da parte da organismi di natura tecnica è inquadrata in una pianificazione regolativa stabilita dalle Istituzioni e contribuisce agli obiettivi generali dell’UE
978-88-6611-620-2
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