Per comprendere come la Rivoluzione francese abbia mutato il concetto di «legge», ponendosi come l’evento-chiave nella storia del diritto occidentale, bisogna partire dall’assetto giuridico-istituzionale dell’Antico Regime. Nella cosiddetta «monarchia assoluta», che assoluta era solo nelle dottrine confezionate dagli araldi della thèse royaliste, mentre di fatto era per molti versi un regime largamente negoziale, la magistratura aveva un peso politico rilevantissimo e molto spesso decisivo, tanto nella formazione della legge quanto nella sua applicazione. I magistrati dei parlamenti, corti di giustizia che si autoqualificavano «sovrane», non motivavano le proprie decisioni e la loro giurisdizione si trasformava regolarmente in decisione politica. Il pensiero di Rousseau è stato la svolta culturale e mentale che ha mutato questa situazione. È stato lui il primo a comprendere fino in fondo che criticare la monarchia assoluta in quanto tale non avrebbe prodotto alcun significativo mutamento politico-istituzionale e che, se si voleva realizzare una svolta davvero rivoluzionaria, erano gli arcana juris e la mediazione patriarcale dei giuristi-togati che bisognava frontalmente attaccare. Il suo pensiero, più coraggioso degli altri philosophes illuministi e volto (com’egli stesso disse) non più solo a capire ma a cambiare il mondo, pose le premesse perché l’ostacolo della giurisdizione politica fosse superato affermando il valore della trasparenza di tutti i poteri. Sta in questa sua intuizione il nucleo innovativo della Rivoluzione francese. Il cui principale intento fu di liberarsi dal giogo della vecchia magistratura parlamentare e d’impedire l’uso politico della giustizia. Per realizzare quest’obiettivo fu necessario un profondo mutamento del concetto di «legge» che divenne lo strumento giuridico per affermare una sovranità politica finalmente depurata dall’ingerenza giurisdizionale. To understand how the French Revolution has changed the concept of "written law", understood as the key event in the history of Western law, we must start by the legal and institutional order. In the so-called "absolute monarchy", which was absolute only in the doctrines devised by the heralds of the thèse royaliste, whereas in fact it was in many ways a regime in which power was widely negotiated, the judiciary had a considerable political weight and often decisive, both in the moment of creation of the law as in its application. The magistrates of parlements, courts that called themselves "sovereign," did not give reasons for their decisions thus transforming their verdicts into political decisions. Rousseau’s thought was the cultural and theoretical turning point that changed this situation. He was the first to understand that criticizing the absolute monarchy as such could not produce any significant change in political institutions, and that to achieve a truly revolutionary breakthrough, it was necessary to attack the arcana juris and the patriarchal mediation of the magistrates sitting in the parlements. His thought, bolder than the other Enlightenment philosophes and aiming (as he himself said) not only to understand but to change the world, laid the foundations to pass the obstacle represented by the political jurisdiction by affirming the value of transparency of all powers. The innovative core of the French Revolution lays in this intuition. The primary intention of the Revolution was to throw off the yoke of the old parlement and to prevent the political use of justice. To achieve this goal it was necessary a profound change of the concept of "written law" which became the legal instrument to assert a political sovereignty finally purified by the interference of the judiciary.

La trasparenza contro l’ostacolo. Il mutamento del concetto di «legge» nella Rivoluzione francese

DI DONATO, Francesco
2013

Abstract

Per comprendere come la Rivoluzione francese abbia mutato il concetto di «legge», ponendosi come l’evento-chiave nella storia del diritto occidentale, bisogna partire dall’assetto giuridico-istituzionale dell’Antico Regime. Nella cosiddetta «monarchia assoluta», che assoluta era solo nelle dottrine confezionate dagli araldi della thèse royaliste, mentre di fatto era per molti versi un regime largamente negoziale, la magistratura aveva un peso politico rilevantissimo e molto spesso decisivo, tanto nella formazione della legge quanto nella sua applicazione. I magistrati dei parlamenti, corti di giustizia che si autoqualificavano «sovrane», non motivavano le proprie decisioni e la loro giurisdizione si trasformava regolarmente in decisione politica. Il pensiero di Rousseau è stato la svolta culturale e mentale che ha mutato questa situazione. È stato lui il primo a comprendere fino in fondo che criticare la monarchia assoluta in quanto tale non avrebbe prodotto alcun significativo mutamento politico-istituzionale e che, se si voleva realizzare una svolta davvero rivoluzionaria, erano gli arcana juris e la mediazione patriarcale dei giuristi-togati che bisognava frontalmente attaccare. Il suo pensiero, più coraggioso degli altri philosophes illuministi e volto (com’egli stesso disse) non più solo a capire ma a cambiare il mondo, pose le premesse perché l’ostacolo della giurisdizione politica fosse superato affermando il valore della trasparenza di tutti i poteri. Sta in questa sua intuizione il nucleo innovativo della Rivoluzione francese. Il cui principale intento fu di liberarsi dal giogo della vecchia magistratura parlamentare e d’impedire l’uso politico della giustizia. Per realizzare quest’obiettivo fu necessario un profondo mutamento del concetto di «legge» che divenne lo strumento giuridico per affermare una sovranità politica finalmente depurata dall’ingerenza giurisdizionale. To understand how the French Revolution has changed the concept of "written law", understood as the key event in the history of Western law, we must start by the legal and institutional order. In the so-called "absolute monarchy", which was absolute only in the doctrines devised by the heralds of the thèse royaliste, whereas in fact it was in many ways a regime in which power was widely negotiated, the judiciary had a considerable political weight and often decisive, both in the moment of creation of the law as in its application. The magistrates of parlements, courts that called themselves "sovereign," did not give reasons for their decisions thus transforming their verdicts into political decisions. Rousseau’s thought was the cultural and theoretical turning point that changed this situation. He was the first to understand that criticizing the absolute monarchy as such could not produce any significant change in political institutions, and that to achieve a truly revolutionary breakthrough, it was necessary to attack the arcana juris and the patriarchal mediation of the magistrates sitting in the parlements. His thought, bolder than the other Enlightenment philosophes and aiming (as he himself said) not only to understand but to change the world, laid the foundations to pass the obstacle represented by the political jurisdiction by affirming the value of transparency of all powers. The innovative core of the French Revolution lays in this intuition. The primary intention of the Revolution was to throw off the yoke of the old parlement and to prevent the political use of justice. To achieve this goal it was necessary a profound change of the concept of "written law" which became the legal instrument to assert a political sovereignty finally purified by the interference of the judiciary.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11367/37466
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