Il Mediterraneo agisce come una macchina che, tramite forti interazioni aria-mare, muta le caratteristiche idrologiche delle acque atlantiche entranti da Gibilterra e le trasforma in acque intermedie e profonde che percorrono il bacino ed escono dallo stretto. Si parla quindi di Nastro trasportatore Mediterraneo (Mediterranean conveyor belt) per descrivere i processi fisici e biochimici che caratterizzano la circolazione di acque e consentono il ricambio dell'acque all'interno del bacino. In questo contesto, un ruolo molto importante è svolto dal Golfo di Napoli che possiede una particolare struttura geomorfologica e presenta, pur nella sua limitata estensione, un ampio spettro di ambienti marini con caratteristiche diversificate; le sue acque, inoltre sono caratterizzate dalla presenza delle due principali masse d'acqua caratteristiche del Mediterraneo. È facile intuire, quindi, che il Golfo di Napoli, le sue acque, le sue isole, la sua fascia costiera, sono un patrimonio prezioso da curare e da salvaguardare, essendo questa un'area ricca di contrasti, dove, a zone praticamente incontaminate – come l'Area marina protetta di Punta Campanella – si accompagnano, invece, aree fortemente antropizzate e impianti industriali. Gazzetta ambiente torna ad occuparsi di mare e lo fa con Giancarlo Spezie, Giorgio Budillon, Stefano Pierini, Enrico Zambianchi del Dipartimento di Scienze per l'Ambiente dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope". Gli Autori illustrano un sistema completo di monitoraggio continuo con centraline meteorologiche dislocate su tutta la costa, due mareografi, un ondametro e una boa meteo-oceanografica dislocata in corrispondenza del litorale cittadino. Ma è su un radar costiero per la misura delle correnti superficiali che essi hanno voluto puntare l'attenzione perchè, anche in giorni di calma piatta, al di là e al di sotto della apparente calma, le correnti sono attive incessantemente: sono il motore della dinamica del bacino e, al tempo stesso, sono le responsabili del trasporto di qualsiasi tipo di sostanza a valenza positiva così come negativa, sostanze nutrienti ma anche inquinanti. Questo sistema è un sistema profondamente innovativo – del quale esistono in Italia soltanto due esemplari – che permette di acquisire misure, a cadenza oraria e in tempo reale, distribuite su tutto il Golfo, risolvendo, in questo modo, uno dei problemi classici dell'oceanografia che è quello di avere misure sinottiche, cioè misure simultanee distribuite su un'area di mare abbastanza vasta. A partire da queste misure si può prevedere il destino di sostanze versate a mare all'interno del Golfo accidentalmente – o volontariamente – ma anche di ricostruire la traiettoria di un battello di soccorso messo a mare in occasione di un naufragio. Una conoscenza il più completa possibile della dinamica delle correnti, della meteorologia locale, delle onde, delle maree, permette di valutare quali siano le zone a possibile rischio ambientale, quali siano quelle da valorizzare ulteriormente, quali possono essere le interazioni tra zone di crisi e zone di alto pregio culturale e ambientale.

ASPETTI SALIENTI DELLE CONDIZIONI METEO-OCEANOGRAFICHE DEL GOLFO DI NAPOLI

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2011

Abstract

Il Mediterraneo agisce come una macchina che, tramite forti interazioni aria-mare, muta le caratteristiche idrologiche delle acque atlantiche entranti da Gibilterra e le trasforma in acque intermedie e profonde che percorrono il bacino ed escono dallo stretto. Si parla quindi di Nastro trasportatore Mediterraneo (Mediterranean conveyor belt) per descrivere i processi fisici e biochimici che caratterizzano la circolazione di acque e consentono il ricambio dell'acque all'interno del bacino. In questo contesto, un ruolo molto importante è svolto dal Golfo di Napoli che possiede una particolare struttura geomorfologica e presenta, pur nella sua limitata estensione, un ampio spettro di ambienti marini con caratteristiche diversificate; le sue acque, inoltre sono caratterizzate dalla presenza delle due principali masse d'acqua caratteristiche del Mediterraneo. È facile intuire, quindi, che il Golfo di Napoli, le sue acque, le sue isole, la sua fascia costiera, sono un patrimonio prezioso da curare e da salvaguardare, essendo questa un'area ricca di contrasti, dove, a zone praticamente incontaminate – come l'Area marina protetta di Punta Campanella – si accompagnano, invece, aree fortemente antropizzate e impianti industriali. Gazzetta ambiente torna ad occuparsi di mare e lo fa con Giancarlo Spezie, Giorgio Budillon, Stefano Pierini, Enrico Zambianchi del Dipartimento di Scienze per l'Ambiente dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope". Gli Autori illustrano un sistema completo di monitoraggio continuo con centraline meteorologiche dislocate su tutta la costa, due mareografi, un ondametro e una boa meteo-oceanografica dislocata in corrispondenza del litorale cittadino. Ma è su un radar costiero per la misura delle correnti superficiali che essi hanno voluto puntare l'attenzione perchè, anche in giorni di calma piatta, al di là e al di sotto della apparente calma, le correnti sono attive incessantemente: sono il motore della dinamica del bacino e, al tempo stesso, sono le responsabili del trasporto di qualsiasi tipo di sostanza a valenza positiva così come negativa, sostanze nutrienti ma anche inquinanti. Questo sistema è un sistema profondamente innovativo – del quale esistono in Italia soltanto due esemplari – che permette di acquisire misure, a cadenza oraria e in tempo reale, distribuite su tutto il Golfo, risolvendo, in questo modo, uno dei problemi classici dell'oceanografia che è quello di avere misure sinottiche, cioè misure simultanee distribuite su un'area di mare abbastanza vasta. A partire da queste misure si può prevedere il destino di sostanze versate a mare all'interno del Golfo accidentalmente – o volontariamente – ma anche di ricostruire la traiettoria di un battello di soccorso messo a mare in occasione di un naufragio. Una conoscenza il più completa possibile della dinamica delle correnti, della meteorologia locale, delle onde, delle maree, permette di valutare quali siano le zone a possibile rischio ambientale, quali siano quelle da valorizzare ulteriormente, quali possono essere le interazioni tra zone di crisi e zone di alto pregio culturale e ambientale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11367/29772
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