La prematura scomparsa di Adriano Cavanna ha lasciato non solo un vuoto nella storiografia italiana del diritto, ma ha interrotto anche una importante elaborazione in corso dello storico piemontese. Questo saggio dedicato alla sua memoria cerca di fornire una possibile (e più che probabile) evoluzione delle sue idee soprattutto in riferimento alla delicatissima e centrale questione del valore della legge negli ordinamenti moderni e contemporanei. Questo tema implica quello più vasto dell'affermazione dello Stato sovrano e dunque pone in nuce il problema del ruolo dei giuristi e dei limiti/estensione della loro elaborazione grisprudenziale e dottrinale. Il saggio esplora le principali piste verso le quali conduce l'interpretazione cavanniana della storia giuridica europea e conclude che egli si è mantenuto in una posizione sostanzialmente moderata ma che in ogni caso non privilegia l'interpretazione ad libitum dei giuristi-magistrati e men che meno asseconda la loro velleità di trasferire la forza della giurisdizione dalle aule dei tribunali ai palazzi della politica. Gioca al riguardo un ruolo fondamentale la fine analisi che Cavanna propone dell'illuminismo giuridico europeo e segnatamente francese, un fenomeno che egli non guardò mai con disprezzo e neppure con distacco, apprezzandone anzi gli effetti in termini di separazione dei poteri e di razionalizzazione dell'ordinamento giuridico.

La «machine à faire lois». Funzione giurisdizionale e funzione d’indirizzo politico nella prospettiva storiografica di Adriano Cavanna

DI DONATO, Francesco
2003

Abstract

La prematura scomparsa di Adriano Cavanna ha lasciato non solo un vuoto nella storiografia italiana del diritto, ma ha interrotto anche una importante elaborazione in corso dello storico piemontese. Questo saggio dedicato alla sua memoria cerca di fornire una possibile (e più che probabile) evoluzione delle sue idee soprattutto in riferimento alla delicatissima e centrale questione del valore della legge negli ordinamenti moderni e contemporanei. Questo tema implica quello più vasto dell'affermazione dello Stato sovrano e dunque pone in nuce il problema del ruolo dei giuristi e dei limiti/estensione della loro elaborazione grisprudenziale e dottrinale. Il saggio esplora le principali piste verso le quali conduce l'interpretazione cavanniana della storia giuridica europea e conclude che egli si è mantenuto in una posizione sostanzialmente moderata ma che in ogni caso non privilegia l'interpretazione ad libitum dei giuristi-magistrati e men che meno asseconda la loro velleità di trasferire la forza della giurisdizione dalle aule dei tribunali ai palazzi della politica. Gioca al riguardo un ruolo fondamentale la fine analisi che Cavanna propone dell'illuminismo giuridico europeo e segnatamente francese, un fenomeno che egli non guardò mai con disprezzo e neppure con distacco, apprezzandone anzi gli effetti in termini di separazione dei poteri e di razionalizzazione dell'ordinamento giuridico.
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