Perché il pensiero politico dei magistrati di Antico Regime è, malgrado l'accanita sfida lanciata al re, attestato su posizioni radicalmente filomonarchico-assolutistiche e rifiuta violentemente il repubblicanesimo? La risposta a questo paradossale quesito si trova nello studio dei regimi repubblicani dell'Antico Regime. Genova ne costituisce un esempio paradigmatico, che viene esaminato in dettaglio con l'uso di un'ampia documentazione archivistica di prima mano. La conclusione è che i giuristi detestavano il refime repubblicano perché in questo tipo di assetto era impossibile la mediazione patriarcale delle magistrature. Per realizzare quella mediazione della Scientia Juris occorreva la monarchia assoluta. Il saggio spiega in dettaglio le ragioni di questo paradosso, a partire dalla prospettiva del funzionamento delle istituzioni genovesi che espellevano i propri legum doctores costringendoli - come notò già non senza una punta d'ironia nel XVI secolo il cardinal Morone - a 'emigrare' in altre aree limitrofe per esercitare la professione di giudice.

Genova e Napoli. Immagini dell'ideologia togata nel confronto tra due modelli socioistituzionali

DI DONATO, Francesco
1998

Abstract

Perché il pensiero politico dei magistrati di Antico Regime è, malgrado l'accanita sfida lanciata al re, attestato su posizioni radicalmente filomonarchico-assolutistiche e rifiuta violentemente il repubblicanesimo? La risposta a questo paradossale quesito si trova nello studio dei regimi repubblicani dell'Antico Regime. Genova ne costituisce un esempio paradigmatico, che viene esaminato in dettaglio con l'uso di un'ampia documentazione archivistica di prima mano. La conclusione è che i giuristi detestavano il refime repubblicano perché in questo tipo di assetto era impossibile la mediazione patriarcale delle magistrature. Per realizzare quella mediazione della Scientia Juris occorreva la monarchia assoluta. Il saggio spiega in dettaglio le ragioni di questo paradosso, a partire dalla prospettiva del funzionamento delle istituzioni genovesi che espellevano i propri legum doctores costringendoli - come notò già non senza una punta d'ironia nel XVI secolo il cardinal Morone - a 'emigrare' in altre aree limitrofe per esercitare la professione di giudice.
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