Il saggio anticipa alcune riflessioni che sono state poi sviluppate molto più ampiamente nel quinto capitolo della monografia La rinascita dello Stato pubblicata nel 2010 dal Mulino. Esso costituisce quindi un tassello nella riflessione storiografica e teoretica sulla formazione e sullo sviluppo evolutivo dello Stato moderno nell'Occidente europeo. Il metodo utilizzato è comparativo. Si propone un'analisi della mentalità italiana, assai poco permeata dalla statualità, ossia dallo spirito pubblico, istituzionale e sociale, e si propone una lettura storica del fenomeno per individuarne le cause profonde e remote. Nella penisola si è radicato un cinismo politico e una «asociale cordialità» che dipendono dall'assenza di un esprit de société e da una indisponibilità alla cooperazione che non sia ispirata dal vantaggio (talvolta anche minimo o meschino) personale e/o familista. Ciò è dovuto in gran parte al praticismo compromissorio derivante dalla forma mentis "sacerdotale" dei giuristi e dell'ideologia giuridica, che ricalca quella della Chiesa e dei clero cattolico. All'assenza dello Stato e della statualità si è quindi aggiunta in Italia una feroce ostilità storiografica alla dimensione statuale e si è invece sviluppata una lettura del fenomeno politico moderno completamente rovesciata rispetto alle direzioni intraprese dalle storiografie dei Paesi nei quali la tradizione statuale è forte. Il rispetto della dialettica impone di astenersi da giudizi di valore su questa storiografia. Si può tuttavia osservare come essa compia molto spesso (nell a quasi totalità) due errori di metodo che falsano poi a valle la ricostruzione storiografica: per un verso non distingue tra valori e fatti con la conseguenza che procede o alla loro comparazione incrociata ovvero alla loro confusione in una sorta di neo-fallacia idealistica secondo la quale basta pensare un valore perché questo sia anche attuabile e attuato; per un altro verso essa tende a generalizzare l'osservazione su situazioni storiche (quali ad esempio la penisola italiana o l'area germanica in Età medievale e moderna) caratterizzate dall'assenza di statualità e dal prevalere di una parcellizzazione che deve essere aparentata più al micro-feudo che all'organizzazione statuale.

Considerazioni liminari sull’antistatualità nell’Italia contemporanea

DI DONATO, Francesco
2008

Abstract

Il saggio anticipa alcune riflessioni che sono state poi sviluppate molto più ampiamente nel quinto capitolo della monografia La rinascita dello Stato pubblicata nel 2010 dal Mulino. Esso costituisce quindi un tassello nella riflessione storiografica e teoretica sulla formazione e sullo sviluppo evolutivo dello Stato moderno nell'Occidente europeo. Il metodo utilizzato è comparativo. Si propone un'analisi della mentalità italiana, assai poco permeata dalla statualità, ossia dallo spirito pubblico, istituzionale e sociale, e si propone una lettura storica del fenomeno per individuarne le cause profonde e remote. Nella penisola si è radicato un cinismo politico e una «asociale cordialità» che dipendono dall'assenza di un esprit de société e da una indisponibilità alla cooperazione che non sia ispirata dal vantaggio (talvolta anche minimo o meschino) personale e/o familista. Ciò è dovuto in gran parte al praticismo compromissorio derivante dalla forma mentis "sacerdotale" dei giuristi e dell'ideologia giuridica, che ricalca quella della Chiesa e dei clero cattolico. All'assenza dello Stato e della statualità si è quindi aggiunta in Italia una feroce ostilità storiografica alla dimensione statuale e si è invece sviluppata una lettura del fenomeno politico moderno completamente rovesciata rispetto alle direzioni intraprese dalle storiografie dei Paesi nei quali la tradizione statuale è forte. Il rispetto della dialettica impone di astenersi da giudizi di valore su questa storiografia. Si può tuttavia osservare come essa compia molto spesso (nell a quasi totalità) due errori di metodo che falsano poi a valle la ricostruzione storiografica: per un verso non distingue tra valori e fatti con la conseguenza che procede o alla loro comparazione incrociata ovvero alla loro confusione in una sorta di neo-fallacia idealistica secondo la quale basta pensare un valore perché questo sia anche attuabile e attuato; per un altro verso essa tende a generalizzare l'osservazione su situazioni storiche (quali ad esempio la penisola italiana o l'area germanica in Età medievale e moderna) caratterizzate dall'assenza di statualità e dal prevalere di una parcellizzazione che deve essere aparentata più al micro-feudo che all'organizzazione statuale.
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