L’obiettivo di questo articolo è quello di valutare gli effetti relativi delle misure di dissuasione (deterrence), prevenzione, cura e impegno (commitment) sull’ampiezza del lavoro non dichiarato in Italia. A tal fine, inseriamo questo tipo di lavoro in un modello dinamico di equilibrio generale con produzione moonlighting, evasione fiscale e frizioni reali nel mercato del lavoro e lo calibriamo sull’economia italiana. Le politiche del primo tipo sono qui rappresentate dalle sanzioni inferte alle imprese colte ad utilizzare lavoro non dichiarato; il secondo approccio è incapsulato nelle politiche attive del mercato del lavoro volte a migliorare la produttività dei lavoratori dichiarati; le azioni curative sono esemplificate da riduzioni dell’aliquota fiscale sul lavoro e le politiche di commitment da misure in grado di influenzare la disapprovazione sociale (social stigma) del lavoro non dichiarato. Il principale risultato è che se tutti questi approcci riducono la quota media di output non dichiarato, le politiche di deterrence e di commitment generano anche effetti negativi sul reddito e sull’occupazione di lungo periodo. L’approccio basato sulle politiche attive del mercato del lavoro è quello da preferire, perché realizza la massima riduzione del lavoro non dichiarato, stimolando al contempo l’output e l’occupazione.

Politiche di contrasto al lavoro non dichiarato: punire, curare o prevenire?

MARCHETTI, Enrico;
2012

Abstract

L’obiettivo di questo articolo è quello di valutare gli effetti relativi delle misure di dissuasione (deterrence), prevenzione, cura e impegno (commitment) sull’ampiezza del lavoro non dichiarato in Italia. A tal fine, inseriamo questo tipo di lavoro in un modello dinamico di equilibrio generale con produzione moonlighting, evasione fiscale e frizioni reali nel mercato del lavoro e lo calibriamo sull’economia italiana. Le politiche del primo tipo sono qui rappresentate dalle sanzioni inferte alle imprese colte ad utilizzare lavoro non dichiarato; il secondo approccio è incapsulato nelle politiche attive del mercato del lavoro volte a migliorare la produttività dei lavoratori dichiarati; le azioni curative sono esemplificate da riduzioni dell’aliquota fiscale sul lavoro e le politiche di commitment da misure in grado di influenzare la disapprovazione sociale (social stigma) del lavoro non dichiarato. Il principale risultato è che se tutti questi approcci riducono la quota media di output non dichiarato, le politiche di deterrence e di commitment generano anche effetti negativi sul reddito e sull’occupazione di lungo periodo. L’approccio basato sulle politiche attive del mercato del lavoro è quello da preferire, perché realizza la massima riduzione del lavoro non dichiarato, stimolando al contempo l’output e l’occupazione.
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