Il concetto di agricoltura come attività legata esclusivamente alla coltivazione della terra e alla produzione di beni (alimentari e non) si è via via ampliato nel corso degli ultimi decenni coniugandosi con una serie di ulteriori attività rivolte sia a rispondere a nuovi bisogni di mercato (turistici, residenziali, culturali), sia a fornire servizi di interesse collettivo ed individuale. L’agricoltura sta così assumendo una connotazione sempre più multifunzionale in cui, accanto alla salvaguardia del paesaggio rurale, al mantenimento della biodiversità, alla valorizzazione dei luoghi e delle risorse in chiave turistica, alla conservazione delle tradizioni, si sono aggiunte altre funzioni in grado di ridare slancio e competitività ad un settore in difficoltà determinandone un riposizionamento in termini decisamente nuovi e per molti versi anche innovativi. Tra le nuove funzioni svolte dall’agricoltura di particolare interesse è quella “sociale”, una forma di agricoltura caratterizzata da una molteplicità di motivazioni e di modelli organizzativi che contribuisce all’inserimento, in ambito non solo lavorativo, di alcune categorie di soggetti a vario titolo svantaggiati e a rischio di esclusione sociale. Nell’ambito dell’ampio e variegato universo dell’agricoltura sociale, un particolare interesse rivestono le “fattorie sociali”, termine che si riferisce a quelle aziende che affiancano alla propria attività produttiva uno o più progetti a sfondo sociale in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il mondo del terzo settore; luoghi, pertanto, nei quali l’agricoltura diventa un fenomeno di inclusione sociale coniugando azioni produttive con azioni assistenziali, riabilitative, educative, formative, occupazionali. Nel lavoro vengono analizzate le fattorie sociali della Campania, una delle regioni che più attivamente si è interessata al fenomeno realizzando una serie di iniziative di successo.

Salute e solidarietà in agricoltura: le fattorie sociali in Campania

2012

Abstract

Il concetto di agricoltura come attività legata esclusivamente alla coltivazione della terra e alla produzione di beni (alimentari e non) si è via via ampliato nel corso degli ultimi decenni coniugandosi con una serie di ulteriori attività rivolte sia a rispondere a nuovi bisogni di mercato (turistici, residenziali, culturali), sia a fornire servizi di interesse collettivo ed individuale. L’agricoltura sta così assumendo una connotazione sempre più multifunzionale in cui, accanto alla salvaguardia del paesaggio rurale, al mantenimento della biodiversità, alla valorizzazione dei luoghi e delle risorse in chiave turistica, alla conservazione delle tradizioni, si sono aggiunte altre funzioni in grado di ridare slancio e competitività ad un settore in difficoltà determinandone un riposizionamento in termini decisamente nuovi e per molti versi anche innovativi. Tra le nuove funzioni svolte dall’agricoltura di particolare interesse è quella “sociale”, una forma di agricoltura caratterizzata da una molteplicità di motivazioni e di modelli organizzativi che contribuisce all’inserimento, in ambito non solo lavorativo, di alcune categorie di soggetti a vario titolo svantaggiati e a rischio di esclusione sociale. Nell’ambito dell’ampio e variegato universo dell’agricoltura sociale, un particolare interesse rivestono le “fattorie sociali”, termine che si riferisce a quelle aziende che affiancano alla propria attività produttiva uno o più progetti a sfondo sociale in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il mondo del terzo settore; luoghi, pertanto, nei quali l’agricoltura diventa un fenomeno di inclusione sociale coniugando azioni produttive con azioni assistenziali, riabilitative, educative, formative, occupazionali. Nel lavoro vengono analizzate le fattorie sociali della Campania, una delle regioni che più attivamente si è interessata al fenomeno realizzando una serie di iniziative di successo.
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