La moda costituisce una chiave di lettura non solo estetica ma anche politica del processo europeo di civilizzazione, sia per il valore socio-istituzionale attribuito ai beni di lusso nella rappresentazione delle ideologie e nella legittimazione del potere sia per il ruolo materiale svolto dall’economia del tessile e dell’abbigliamento nella costruzione dello Stato moderno. Il volume sviluppa un’analisi sul sistema della moda nel Regno di Napoli in una prospettiva interdisciplinare di storia istituzionale e di storia-socio economica comparata, soprattutto con riferimento all’esperienza francese, e intende apportare un contributo alla comprensione delle ragioni per le quali nel Mezzogiorno italiano il settore tessile e segnatamente il comparto dell’abbigliamento, dopo aver raggiunto nella prima età moderna un considerevole successo di mercato in alcune specializzazioni merceologiche, s’indirizzò, con qualche rara eccezione, verso una mediocre riproduzione, ossia una confezione meramente emulativa, dei prodotti europei, di gran lunga più raffinati e di gran pregio. Dal trionfo rinascimentale della sartoria napoletana, impareggiabile maestra di design e di eleganza, si giunse così al declino settecentesco, epoca che segnò la totale dipendenza della moda napoletana dalla francese. Le ragioni profonde di questo mutamento risiedono nel sistema istituzionale del Regno di Napoli caratterizzato da un conflitto persistente tra le magistrature e il potere politico: uno scontro tra gruppi ciascuno dei quali munito di privilegi legali e di connessioni politiche all’interno dell’establishment. Questo paralizzante stato di cose comportò, sul medio e lungo periodo, la narcotizzazione del decisionismo politico nelle funzioni vitali dello Stato e il definitivo affermarsi dello spirito di mediazione al ribasso, tipico ancor oggi di quasi tutto il mondo politico italiano, specchio fedele di una mentalità diffusa poco o punto cooperativa. Eppure qualche sforzo virtuoso d’invertire la rotta vi fu. Le fonti storiche qui utlizzate, in larga parte manoscritte e inedite (tratte dagli archivi italiani e da quelli francesi), seguite con accuratezza e puntualità, fanno emergere un tentativo di superare questo status quo e d’indirizzare lo Stato verso una gestione più moderna ed efficace delle sue risorse materiali e immateriali: fu il ‘tempo eroico’ del regno di Carlo di Borbone nel quale emerse la straordinaria personalità di José Joaquim de Montealegre, marchese, poi duca di Salas, il quale cercò di attuare una politica tesa a limitare il potere corporativo e a modernizzare le istituzioni politiche e le strutture economicho-produttive. Pur naufragato nella revanche della vecchia politica, quell’esempio resta ancora un punto di riferimento ineludibile per chiunque abbia a cuore un autentico esprit de réforme nel governo politico della società.

Le Istituzioni della moda. Economia, magistrature e scambio politico nella Napoli moderna

SCOGNAMIGLIO, Sonia
2008

Abstract

La moda costituisce una chiave di lettura non solo estetica ma anche politica del processo europeo di civilizzazione, sia per il valore socio-istituzionale attribuito ai beni di lusso nella rappresentazione delle ideologie e nella legittimazione del potere sia per il ruolo materiale svolto dall’economia del tessile e dell’abbigliamento nella costruzione dello Stato moderno. Il volume sviluppa un’analisi sul sistema della moda nel Regno di Napoli in una prospettiva interdisciplinare di storia istituzionale e di storia-socio economica comparata, soprattutto con riferimento all’esperienza francese, e intende apportare un contributo alla comprensione delle ragioni per le quali nel Mezzogiorno italiano il settore tessile e segnatamente il comparto dell’abbigliamento, dopo aver raggiunto nella prima età moderna un considerevole successo di mercato in alcune specializzazioni merceologiche, s’indirizzò, con qualche rara eccezione, verso una mediocre riproduzione, ossia una confezione meramente emulativa, dei prodotti europei, di gran lunga più raffinati e di gran pregio. Dal trionfo rinascimentale della sartoria napoletana, impareggiabile maestra di design e di eleganza, si giunse così al declino settecentesco, epoca che segnò la totale dipendenza della moda napoletana dalla francese. Le ragioni profonde di questo mutamento risiedono nel sistema istituzionale del Regno di Napoli caratterizzato da un conflitto persistente tra le magistrature e il potere politico: uno scontro tra gruppi ciascuno dei quali munito di privilegi legali e di connessioni politiche all’interno dell’establishment. Questo paralizzante stato di cose comportò, sul medio e lungo periodo, la narcotizzazione del decisionismo politico nelle funzioni vitali dello Stato e il definitivo affermarsi dello spirito di mediazione al ribasso, tipico ancor oggi di quasi tutto il mondo politico italiano, specchio fedele di una mentalità diffusa poco o punto cooperativa. Eppure qualche sforzo virtuoso d’invertire la rotta vi fu. Le fonti storiche qui utlizzate, in larga parte manoscritte e inedite (tratte dagli archivi italiani e da quelli francesi), seguite con accuratezza e puntualità, fanno emergere un tentativo di superare questo status quo e d’indirizzare lo Stato verso una gestione più moderna ed efficace delle sue risorse materiali e immateriali: fu il ‘tempo eroico’ del regno di Carlo di Borbone nel quale emerse la straordinaria personalità di José Joaquim de Montealegre, marchese, poi duca di Salas, il quale cercò di attuare una politica tesa a limitare il potere corporativo e a modernizzare le istituzioni politiche e le strutture economicho-produttive. Pur naufragato nella revanche della vecchia politica, quell’esempio resta ancora un punto di riferimento ineludibile per chiunque abbia a cuore un autentico esprit de réforme nel governo politico della società.
978-88-89457-42-9
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