La persistenza ed intensità manifestata dall’attuale crisi economica, a fronte della debole efficacia dei tradizionali strumenti di policy, riporta al centro dell’attenzione il problema della scarsa capacità competitiva del sistema delle aziende nazionali. Fenomeno che può leggersi come una conseguenza del progressivo abbandono di una o più dimensioni connesse al loro sviluppo integrale. In virtù di ciò, è forse giunto il momento, da parte dei decisori pubblici, di abbandonare la tradizionale fiducia nelle politiche teoretiche per delegare quote crescenti di responsabilità agli economisti aziendali, ai quali spetta il compito di intervenire con misure e strumenti a sostegno delle suddette aziende e dei relativi imprenditori, quindi di proporre iniziative affinché sorgano nuove categorie di imprese ispirate a criteri di maggiore efficienza ed efficacia, nonché operanti in comparti a prevedibile sviluppo futuro e meno esposti alla concorrenza internazionale. Non voler comprendere che, almeno per il nostro Paese, tale crisi, pur con origini finanziarie, sia oramai divenuta il riflesso dell’insufficiente produzione di ricchezza da parte delle aziende, vuol dire porre una prima seria ipoteca sulle possibilità di risoluzione della stessa.

Riflessioni sulla crisi: un nuovo ruolo per gli economisti aziendali nell’ottica dello sviluppo integrale

Thomas Antonio
2013

Abstract

La persistenza ed intensità manifestata dall’attuale crisi economica, a fronte della debole efficacia dei tradizionali strumenti di policy, riporta al centro dell’attenzione il problema della scarsa capacità competitiva del sistema delle aziende nazionali. Fenomeno che può leggersi come una conseguenza del progressivo abbandono di una o più dimensioni connesse al loro sviluppo integrale. In virtù di ciò, è forse giunto il momento, da parte dei decisori pubblici, di abbandonare la tradizionale fiducia nelle politiche teoretiche per delegare quote crescenti di responsabilità agli economisti aziendali, ai quali spetta il compito di intervenire con misure e strumenti a sostegno delle suddette aziende e dei relativi imprenditori, quindi di proporre iniziative affinché sorgano nuove categorie di imprese ispirate a criteri di maggiore efficienza ed efficacia, nonché operanti in comparti a prevedibile sviluppo futuro e meno esposti alla concorrenza internazionale. Non voler comprendere che, almeno per il nostro Paese, tale crisi, pur con origini finanziarie, sia oramai divenuta il riflesso dell’insufficiente produzione di ricchezza da parte delle aziende, vuol dire porre una prima seria ipoteca sulle possibilità di risoluzione della stessa.
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