Nel corso degli ultimi anni si è potuto assistere ad una intensificazione del numero e dei flussi di Investimenti Diretti all’Estero tra le varie aree geografiche. L’andamento e le distribuzione di tali flussi mostra, però, come il fenomeno presenti caratteristiche del tutto diverse rispetto a quelle pro-spettate e analizzate dagli studiosi di International Business. Infatti la globalizzazione dei mercati, intesa nei termini di una crescente integrazione degli stessi, e l’apertura all’economia di mercato di alcune aree geografiche precedentemente escluse dal commercio internazionale hanno causato una modifica sia nella direzione sia nella natura di tali flussi. Recentemente l’attenzione si è spostata verso i nuovi paesi emergenti sia come destinatari sia come aree di origine di Investimenti Diretti all’Estero. Ciò ha contribuito ad un ampliamento del focus geografico degli studi di International Business prima quasi completamente orientato verso i paesi industrializzati, Stati Uniti in primis. Tra le diverse aree emergenti, la Cina occupa un posto par-ticolare; infatti, il fenomeno degli Investimenti Diretti all’Estero (IDE) realizzati dalle imprese cinesi ha assunto dimensioni rilevanti: lo stock di capitale investito all’estero dalle imprese cinesi è passato, infatti, da 15.80 mld di dollari nel 1995 a 57.20 mdl di dollari nel 2005 con un incremento di circa il 400% (Mofcom, 2006). Tali investimenti presentano caratteristiche peculiari rispetto sia a quelli realizzati dalle imprese di altri paesi emergenti sia a quelli realizzati dalle imprese dei paesi occiden-tali, in quanto coinvolgono diverse attività della Catena del Valore, anche quelle a maggior valore aggiunto, e si localizzano per lo più nei paesi industrializzati. Tuttavia, l’analisi delle peculiarità degli IDE cinesi è stata alquanto trascurata dagli studiosi di International Business che hanno analizzato il contesto cinese per lo più come destinatario degli IDE delle imprese occidentali. Al contempo, comprendere le determinanti che inducono queste nuove multinazionali a localizzarsi in una data area geografica può essere utile agli imprenditori occidentali per anticipare le mosse di questi nuovi competitor il cui ingresso nel mercato globale genera un aumento della pressione competitiva, esercitata, per lo più, a danno di imprese, come quelle italiane, che operano in settori maturi. Allo stesso tempo, l’analisi di tale fenomeno può essere utile ai policy maker al fine di identificare le possibili opportunità che l’ingresso e la localizzazione di tali im-prese possono generare per le imprese e le economie dei paesi di destinazione. Alla luce di queste considerazioni, il presente lavoro è volto ad analizzare le determinanti che inducono le grandi imprese cinesi a realizzare Investimenti Diretti all’Estero. In particolare, la prima parte del lavoro ha carattere pre-valentemente teorico e include una disamina dei contributi esistenti volta a comprendere se le ipotesi alla base di tali ap-procci siano in grado di spiegare lo sviluppo internazionale delle imprese cinesi. Tali contributi sono stati suddivisi in due filoni di studio: gli approcci teorici focalizzati sullo sviluppo internazionale delle multinazionali dei paesi industrializzati; gli approcci teorici focalizzati sullo sviluppo internazionale delle Third World Multinationals. Elemento comune a tutti gli approcci considerati è che un’impresa per internazionalizzarsi debba possedere un ade-guato patrimonio di competenze che consentano ad essa di definire quei vantaggi proprietari che permettono di competere nei mercati di destinazione o che, in ogni modo, consentono di acquisire, assorbire ed utilizzare le conoscenze ricercate internazionalizzandosi in un dato contesto. Tuttavia, per comprendere appieno quali siano le determinanti che inducono un’impresa a realizzare un investimento diretto in un dato mercato è necessario considerare non solo le caratteristiche del mercato di destinazione e le competenze che bisogna avere per operare in modo profittevole in tale mercato, ma anche la posizione che l’impresa occupa nel mercato domestico. Moon e Roehl (2001) hanno, infatti, sottolineato come, contrariamente a quanto affermato dagli approcci esistenti, per le imprese dei paesi emergenti la spinta all’espansione internazionale è determinata dal possesso di uno svantaggio competitivo sul mercato domestico piuttosto che dall’esistenza di risorse e competenze inutilizzate (Penrose, 1959). Per cui, partendo da questa considerazione e adottando un approccio prevalentemente deduttivo, si è proceduto alla definizione di un modello teorico in grado di descrivere le determinati delle scelte di localizzazione delle imprese. Tale modello propone una classificazione delle determinanti delle scelte di localizzazione delle imprese in funzione di due di-mensioni: il livello di sviluppo economico dell’area di localiz-zazione e il livello di competitività dell’impresa nel mercato domestico. La prima variabile, infatti, consente di definire che cosa l’impresa può ottenere localizzandosi in un dato contesto, la seconda variabile, invece, indica cosa serve all’impresa per migliorare la propria posizione competitiva. Nella seconda parte del lavoro il modello teorico proposto è stato utilizzato per analizzare le determinanti dello sviluppo internazionale delle grandi imprese cinesi. Dall’esame delle caratteristiche del contesto cinese e dell’imprenditoria locale si è ipotizzato che alla base del pro-cesso di internazionalizzazione di tali imprese vi sia la necessità di far fronte ad uno svantaggio competitivo nel mercato dome-stico derivante dalle presenza di uno scarso patrimonio di conoscenze sia tecnologiche sia di mercato. A tale condizione le imprese possono far fronte in due modi: localizzandosi negli ampi e poco competitivi mercati dei paesi in via di sviluppo, al fine di trovare un mercato di sbocco per i propri prodotti che consenta loro di sopravvivere e sfruttare il patrimonio di competenze acquisito; internazionalizzandosi nei mercati sviluppati, al fine di acquisire le conoscenze tecnologiche e manageriali necessarie a competere nel mercato domestico. Le ipotesi teoriche sono state verificate ricorrendo ad una confirmative multiple cases study analysis (Yin, 1994). In particolare, si è proceduto ad analizzare sei casi di imprese cinesi produttrici di Impianti di Telecomunicazioni. Tali casi sono stati in un primo momento esaminati singolarmente, al fine di definire le determinanti dell’internazionalizzazione per le singole imprese, e poi sono stati comparati tra loro, utilizzando il modello teorico proposto, al fine di evidenziare le eventuali similarità e confermare o falsificare le ipotesi teoriche. L’analisi empirica ha confermato, coerentemente a quanto affermato dalle ipotesi teoriche, che le imprese cinesi realizzano per lo più, almeno nei primi anni del loro processo di espansione internazionale, investimenti diretti all’estero volti all’acquisizione di nuove conoscenze. L’adozione di tale stra-tegia ha poi consentito ad alcune imprese di acquisire le competenze necessarie a divenire leader sul mercato domestico e a cominciare ad espandersi in altri mercati emergenti al fine di sfruttare i vantaggi che nascono dalla localizzazione in tali aree. In altre parole dall’analisi delle evidenze empiriche è emerso che le motivazioni che spingono le imprese cinesi a realizzare IDE rispondono per lo più ad una logica difensiva volta al superamento, attraverso lo sviluppo internazionale, della posizione di “svantaggio competitivo” detenuta nel mercato domestico, piuttosto che ad una logica di crescita e sviluppo dimensionale così come ipotizzato dagli approcci teorici esistenti. A conclusione di queste note introduttive è d’obbligo se-gnalare che questo lavoro è stato reso possibile anche grazie ad un lungo periodo di studio trascorso presso il Dipartimento di Management della Wharton Business School, University of Pennsylvania (Philadelphia, Usa). Tale esperienza ha permesso non solo il reperimento delle informazioni circa le scelte di internazionalizzazione compiute dalle imprese cinesi, ma anche di recepire i preziosi suggerimenti del professor Marshall W. Meyer, Full Professor di “Management in the Chinese Context” presso la Wharton Business School.

LOGICHE DI SVILUPPO INTERNAZIONALE DELLE GRANDI IMPRESE CINESI

PARMENTOLA, ADELE
2007

Abstract

Nel corso degli ultimi anni si è potuto assistere ad una intensificazione del numero e dei flussi di Investimenti Diretti all’Estero tra le varie aree geografiche. L’andamento e le distribuzione di tali flussi mostra, però, come il fenomeno presenti caratteristiche del tutto diverse rispetto a quelle pro-spettate e analizzate dagli studiosi di International Business. Infatti la globalizzazione dei mercati, intesa nei termini di una crescente integrazione degli stessi, e l’apertura all’economia di mercato di alcune aree geografiche precedentemente escluse dal commercio internazionale hanno causato una modifica sia nella direzione sia nella natura di tali flussi. Recentemente l’attenzione si è spostata verso i nuovi paesi emergenti sia come destinatari sia come aree di origine di Investimenti Diretti all’Estero. Ciò ha contribuito ad un ampliamento del focus geografico degli studi di International Business prima quasi completamente orientato verso i paesi industrializzati, Stati Uniti in primis. Tra le diverse aree emergenti, la Cina occupa un posto par-ticolare; infatti, il fenomeno degli Investimenti Diretti all’Estero (IDE) realizzati dalle imprese cinesi ha assunto dimensioni rilevanti: lo stock di capitale investito all’estero dalle imprese cinesi è passato, infatti, da 15.80 mld di dollari nel 1995 a 57.20 mdl di dollari nel 2005 con un incremento di circa il 400% (Mofcom, 2006). Tali investimenti presentano caratteristiche peculiari rispetto sia a quelli realizzati dalle imprese di altri paesi emergenti sia a quelli realizzati dalle imprese dei paesi occiden-tali, in quanto coinvolgono diverse attività della Catena del Valore, anche quelle a maggior valore aggiunto, e si localizzano per lo più nei paesi industrializzati. Tuttavia, l’analisi delle peculiarità degli IDE cinesi è stata alquanto trascurata dagli studiosi di International Business che hanno analizzato il contesto cinese per lo più come destinatario degli IDE delle imprese occidentali. Al contempo, comprendere le determinanti che inducono queste nuove multinazionali a localizzarsi in una data area geografica può essere utile agli imprenditori occidentali per anticipare le mosse di questi nuovi competitor il cui ingresso nel mercato globale genera un aumento della pressione competitiva, esercitata, per lo più, a danno di imprese, come quelle italiane, che operano in settori maturi. Allo stesso tempo, l’analisi di tale fenomeno può essere utile ai policy maker al fine di identificare le possibili opportunità che l’ingresso e la localizzazione di tali im-prese possono generare per le imprese e le economie dei paesi di destinazione. Alla luce di queste considerazioni, il presente lavoro è volto ad analizzare le determinanti che inducono le grandi imprese cinesi a realizzare Investimenti Diretti all’Estero. In particolare, la prima parte del lavoro ha carattere pre-valentemente teorico e include una disamina dei contributi esistenti volta a comprendere se le ipotesi alla base di tali ap-procci siano in grado di spiegare lo sviluppo internazionale delle imprese cinesi. Tali contributi sono stati suddivisi in due filoni di studio: gli approcci teorici focalizzati sullo sviluppo internazionale delle multinazionali dei paesi industrializzati; gli approcci teorici focalizzati sullo sviluppo internazionale delle Third World Multinationals. Elemento comune a tutti gli approcci considerati è che un’impresa per internazionalizzarsi debba possedere un ade-guato patrimonio di competenze che consentano ad essa di definire quei vantaggi proprietari che permettono di competere nei mercati di destinazione o che, in ogni modo, consentono di acquisire, assorbire ed utilizzare le conoscenze ricercate internazionalizzandosi in un dato contesto. Tuttavia, per comprendere appieno quali siano le determinanti che inducono un’impresa a realizzare un investimento diretto in un dato mercato è necessario considerare non solo le caratteristiche del mercato di destinazione e le competenze che bisogna avere per operare in modo profittevole in tale mercato, ma anche la posizione che l’impresa occupa nel mercato domestico. Moon e Roehl (2001) hanno, infatti, sottolineato come, contrariamente a quanto affermato dagli approcci esistenti, per le imprese dei paesi emergenti la spinta all’espansione internazionale è determinata dal possesso di uno svantaggio competitivo sul mercato domestico piuttosto che dall’esistenza di risorse e competenze inutilizzate (Penrose, 1959). Per cui, partendo da questa considerazione e adottando un approccio prevalentemente deduttivo, si è proceduto alla definizione di un modello teorico in grado di descrivere le determinati delle scelte di localizzazione delle imprese. Tale modello propone una classificazione delle determinanti delle scelte di localizzazione delle imprese in funzione di due di-mensioni: il livello di sviluppo economico dell’area di localiz-zazione e il livello di competitività dell’impresa nel mercato domestico. La prima variabile, infatti, consente di definire che cosa l’impresa può ottenere localizzandosi in un dato contesto, la seconda variabile, invece, indica cosa serve all’impresa per migliorare la propria posizione competitiva. Nella seconda parte del lavoro il modello teorico proposto è stato utilizzato per analizzare le determinanti dello sviluppo internazionale delle grandi imprese cinesi. Dall’esame delle caratteristiche del contesto cinese e dell’imprenditoria locale si è ipotizzato che alla base del pro-cesso di internazionalizzazione di tali imprese vi sia la necessità di far fronte ad uno svantaggio competitivo nel mercato dome-stico derivante dalle presenza di uno scarso patrimonio di conoscenze sia tecnologiche sia di mercato. A tale condizione le imprese possono far fronte in due modi: localizzandosi negli ampi e poco competitivi mercati dei paesi in via di sviluppo, al fine di trovare un mercato di sbocco per i propri prodotti che consenta loro di sopravvivere e sfruttare il patrimonio di competenze acquisito; internazionalizzandosi nei mercati sviluppati, al fine di acquisire le conoscenze tecnologiche e manageriali necessarie a competere nel mercato domestico. Le ipotesi teoriche sono state verificate ricorrendo ad una confirmative multiple cases study analysis (Yin, 1994). In particolare, si è proceduto ad analizzare sei casi di imprese cinesi produttrici di Impianti di Telecomunicazioni. Tali casi sono stati in un primo momento esaminati singolarmente, al fine di definire le determinanti dell’internazionalizzazione per le singole imprese, e poi sono stati comparati tra loro, utilizzando il modello teorico proposto, al fine di evidenziare le eventuali similarità e confermare o falsificare le ipotesi teoriche. L’analisi empirica ha confermato, coerentemente a quanto affermato dalle ipotesi teoriche, che le imprese cinesi realizzano per lo più, almeno nei primi anni del loro processo di espansione internazionale, investimenti diretti all’estero volti all’acquisizione di nuove conoscenze. L’adozione di tale stra-tegia ha poi consentito ad alcune imprese di acquisire le competenze necessarie a divenire leader sul mercato domestico e a cominciare ad espandersi in altri mercati emergenti al fine di sfruttare i vantaggi che nascono dalla localizzazione in tali aree. In altre parole dall’analisi delle evidenze empiriche è emerso che le motivazioni che spingono le imprese cinesi a realizzare IDE rispondono per lo più ad una logica difensiva volta al superamento, attraverso lo sviluppo internazionale, della posizione di “svantaggio competitivo” detenuta nel mercato domestico, piuttosto che ad una logica di crescita e sviluppo dimensionale così come ipotizzato dagli approcci teorici esistenti. A conclusione di queste note introduttive è d’obbligo se-gnalare che questo lavoro è stato reso possibile anche grazie ad un lungo periodo di studio trascorso presso il Dipartimento di Management della Wharton Business School, University of Pennsylvania (Philadelphia, Usa). Tale esperienza ha permesso non solo il reperimento delle informazioni circa le scelte di internazionalizzazione compiute dalle imprese cinesi, ma anche di recepire i preziosi suggerimenti del professor Marshall W. Meyer, Full Professor di “Management in the Chinese Context” presso la Wharton Business School.
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