Dall’analisi svolta emerge la presenza, sul territorio cittadino partenopeo, di realtà molto differenziate, con un comportamento “insediativo” che ha contrapposto un centro che dal dopoguerra ad oggi si è abbondantemente svuotato, ed una periferia che è invece cresciuta in maniera abnorme e nella quale si è concentrata la parte più significativa dell’espansione edilizia, sia regolare che irregolare, che ha provocato quell’intreccio perverso di congestione urbana e dissesto ambientale che tuttora grava sulla città. In estrema sintesi, la fotografia che oggi presenta Napoli dal punto di vista della distribuzione della popolazione, è quella di una città basata su cinque grandi aree: il centro storico (che comprende i quartieri che fino ad un secolo fa costituivano il perimetro cittadino, e oggi in evidente crisi demografica); l’area collinare (Posillipo, Vomero, Arenella) la cui espansione si è compiuta nel primo dopoguerra, si è consolidata negli anni Settanta e stabilizzata, anche se con segnali di lieve declino, in quelli successivi; l’area occidentale, ex periferia agricola e industriale, oggi in fase di progressiva trasformazione in polo terziario (Bagnoli, Fuorigrotta); l’area settentrionale, luogo simbolo del disagio metropolitano, che continua a mantenere caratteristiche di crescente marginalità; l’area orientale, storicamente sede dell’industria cittadina, a lungo in fase di progressivo degrado, e solo oggi sede di interventi di riqualificazione urbana che sembra stiano ridandole parte di quella vitalità a lungo perduta.

Il processo di redistribuzione della popolazione nel comune di Napoli dal dopoguerra ad oggi

2008

Abstract

Dall’analisi svolta emerge la presenza, sul territorio cittadino partenopeo, di realtà molto differenziate, con un comportamento “insediativo” che ha contrapposto un centro che dal dopoguerra ad oggi si è abbondantemente svuotato, ed una periferia che è invece cresciuta in maniera abnorme e nella quale si è concentrata la parte più significativa dell’espansione edilizia, sia regolare che irregolare, che ha provocato quell’intreccio perverso di congestione urbana e dissesto ambientale che tuttora grava sulla città. In estrema sintesi, la fotografia che oggi presenta Napoli dal punto di vista della distribuzione della popolazione, è quella di una città basata su cinque grandi aree: il centro storico (che comprende i quartieri che fino ad un secolo fa costituivano il perimetro cittadino, e oggi in evidente crisi demografica); l’area collinare (Posillipo, Vomero, Arenella) la cui espansione si è compiuta nel primo dopoguerra, si è consolidata negli anni Settanta e stabilizzata, anche se con segnali di lieve declino, in quelli successivi; l’area occidentale, ex periferia agricola e industriale, oggi in fase di progressiva trasformazione in polo terziario (Bagnoli, Fuorigrotta); l’area settentrionale, luogo simbolo del disagio metropolitano, che continua a mantenere caratteristiche di crescente marginalità; l’area orientale, storicamente sede dell’industria cittadina, a lungo in fase di progressivo degrado, e solo oggi sede di interventi di riqualificazione urbana che sembra stiano ridandole parte di quella vitalità a lungo perduta.
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