L’applicazione del modello reddituale si fonda sul presupposto che l’azienda crea valore se e nella misura in cui è in grado di produrre risultati economici positivi futuri. Ne deriva che il valore stesso della combinazione produttiva è funzionale alla sua redditività che trova espressione nel capitale economico, determinato mediante l’attualizzazione/capitalizzazione dei risultati economici attesi. Il metodo in oggetto rientra insieme a quello finanziario tra i c.d. “modelli di valutazione assoluti”, i quali hanno l’indubbio pregio di tenere conto esplicitamente all’interno dei loro algoritmi di calcolo di tutti gli elementi rilevanti nella definizione del valore dell’azienda: ossia i flussi (in questo caso reddituali), la loro distribuzione temporale e il rischio connesso al loro conseguimento. Del resto, la mancata considerazione in via esplicita di tali elementi nell’ambito del modello patrimoniale e nelle formule dei criteri di valutazione relativi - che risentono di fattori di efficienza dei mercati e anche speculativi - ha costituito per lungo tempo un motivo sufficiente, nella pratica professionale e ancor di più tra gli accademici soprattutto dell’Europa continentale, per relegare questi ultimi al ruolo ancillare di metodi di controllo delle valutazioni compiute attraverso l’impiego dei modelli basati sui flussi. I modelli basati sui flussi mostrano una maggiore applicabilità in relazione alla finalità che guidano le valutazioni delle imprese. In particolare, tali modelli conducono a risultati decisamente significativi per le analisi compiute in occasione di operazioni di finanza straordinaria, nel caso di acquisizioni o cessioni di aziende e soprattutto di fusioni o scissioni, e per le stime periodiche delle performance del management, nell’ambito del c.d. value-based planning e in generale in tutte le forme di gestione strategica del valore. All’interno della categoria dei modelli di valutazione assoluta, se da un lato il metodo del DCF è divenuto dominante in tutti i Paesi di cultura anglo-sassone anche in seguito allo sviluppo degli studi sulla creazione del valore con l’affermazione del ben noto slogan di McKinsey “cash is King”; dall’altro il metodo reddituale ha mantenuto un ruolo di primo piano nell’Europa continentale grazie al fermo supporto, in Italia, degli studiosi della Scuola del Valore della Bocconi e delle principali università di Napoli, Roma e Torino e, in Germania, dell’Institute der Wirtschaftsprüfer e di una parte significativa dell’accademia.

Il metodo reddituale

VALERI, MASSIMO
2008

Abstract

L’applicazione del modello reddituale si fonda sul presupposto che l’azienda crea valore se e nella misura in cui è in grado di produrre risultati economici positivi futuri. Ne deriva che il valore stesso della combinazione produttiva è funzionale alla sua redditività che trova espressione nel capitale economico, determinato mediante l’attualizzazione/capitalizzazione dei risultati economici attesi. Il metodo in oggetto rientra insieme a quello finanziario tra i c.d. “modelli di valutazione assoluti”, i quali hanno l’indubbio pregio di tenere conto esplicitamente all’interno dei loro algoritmi di calcolo di tutti gli elementi rilevanti nella definizione del valore dell’azienda: ossia i flussi (in questo caso reddituali), la loro distribuzione temporale e il rischio connesso al loro conseguimento. Del resto, la mancata considerazione in via esplicita di tali elementi nell’ambito del modello patrimoniale e nelle formule dei criteri di valutazione relativi - che risentono di fattori di efficienza dei mercati e anche speculativi - ha costituito per lungo tempo un motivo sufficiente, nella pratica professionale e ancor di più tra gli accademici soprattutto dell’Europa continentale, per relegare questi ultimi al ruolo ancillare di metodi di controllo delle valutazioni compiute attraverso l’impiego dei modelli basati sui flussi. I modelli basati sui flussi mostrano una maggiore applicabilità in relazione alla finalità che guidano le valutazioni delle imprese. In particolare, tali modelli conducono a risultati decisamente significativi per le analisi compiute in occasione di operazioni di finanza straordinaria, nel caso di acquisizioni o cessioni di aziende e soprattutto di fusioni o scissioni, e per le stime periodiche delle performance del management, nell’ambito del c.d. value-based planning e in generale in tutte le forme di gestione strategica del valore. All’interno della categoria dei modelli di valutazione assoluta, se da un lato il metodo del DCF è divenuto dominante in tutti i Paesi di cultura anglo-sassone anche in seguito allo sviluppo degli studi sulla creazione del valore con l’affermazione del ben noto slogan di McKinsey “cash is King”; dall’altro il metodo reddituale ha mantenuto un ruolo di primo piano nell’Europa continentale grazie al fermo supporto, in Italia, degli studiosi della Scuola del Valore della Bocconi e delle principali università di Napoli, Roma e Torino e, in Germania, dell’Institute der Wirtschaftsprüfer e di una parte significativa dell’accademia.
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