Il contributo propone un confronto interdisciplinare tra la visione rinascimentale occidentale e quella taoista orientale sul tema della dualità tra bene e male, perdita ed equilibrio, pieno e vuoto. A partire dall’emblema “Pro bono malum” di Ludovico Ariosto, il testo analizza il disincanto dell’autore di fronte all’ingratitudine del mecenatismo, interpretata come una frattura etica irreversibile tra azione virtuosa e ricompensa. Tale concezione lineare e tragica dell’ingiustizia viene posta in dialogo con la filosofia taoista, che attraverso i principi di Yin e Yang propone una visione ciclica e generativa degli opposti, in cui il negativo assume il valore di trasformazione necessaria. Questa prospettiva trova applicazione concreta nell’architettura tradizionale cinese e nel Feng Shui, dove l’equilibrio tra forze complementari si traduce in soluzioni spaziali e compositive capaci di armonizzare luce e ombra, pieno e vuoto. Il confronto si estende infine alle arti grafiche e al disegno, inteso come grammatica visiva fondata sulla tensione dinamica tra opposti. Il lavoro evidenzia come il passaggio da una visione antropocentrica a una cosmica e relazionale consenta di reinterpretare il “male” come momento integrante di un processo di equilibrio e trasformazione.
Yin e Yang tra Occidente e Oriente: dal disincanto di Ariosto all’armonia cosmica del Tao
maglioccola
Writing – Review & Editing
2026-01-01
Abstract
Il contributo propone un confronto interdisciplinare tra la visione rinascimentale occidentale e quella taoista orientale sul tema della dualità tra bene e male, perdita ed equilibrio, pieno e vuoto. A partire dall’emblema “Pro bono malum” di Ludovico Ariosto, il testo analizza il disincanto dell’autore di fronte all’ingratitudine del mecenatismo, interpretata come una frattura etica irreversibile tra azione virtuosa e ricompensa. Tale concezione lineare e tragica dell’ingiustizia viene posta in dialogo con la filosofia taoista, che attraverso i principi di Yin e Yang propone una visione ciclica e generativa degli opposti, in cui il negativo assume il valore di trasformazione necessaria. Questa prospettiva trova applicazione concreta nell’architettura tradizionale cinese e nel Feng Shui, dove l’equilibrio tra forze complementari si traduce in soluzioni spaziali e compositive capaci di armonizzare luce e ombra, pieno e vuoto. Il confronto si estende infine alle arti grafiche e al disegno, inteso come grammatica visiva fondata sulla tensione dinamica tra opposti. Il lavoro evidenzia come il passaggio da una visione antropocentrica a una cosmica e relazionale consenta di reinterpretare il “male” come momento integrante di un processo di equilibrio e trasformazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


