La ricerca è volta a definire, anche con l'ausilio di elementi storico-comparatistici, le condizioni e al contempo il fondamento di diritto positivo della presupposizione, intesa quale espressione ellittica con la quale dottrina e giurisprudenza designano il fenomeno dell'incidenza, sul piano effettuale, di circostanze tenute in considerazione dai contraenti e tuttavia non contemplate nel regolamento contrattuale. Individuato dunque nella base economica negoziale il veicolo di emersione della categoria fenomenica dell'operazione economica (dalla rilevanza della quale è oramai fatta dipendere quella della presupposizione), seguendo percorsi convergenti, da un lato, si individuano, anche con il vaglio di numerose pronunce giurisprudenziali, i criteri alla cui stregua le circostanze presupposte assurgono a fattori di equilibrio economico dell'affare, divenendo perciò la base economica e oggettiva del contratto, dall'altro, sottoposte a critica sia le ricostruzioni che riconducono la presupposizione a fenomeno di interpretazione della volontà contrattuale, sia quelle che le riconoscono significatività per il tramite della disciplina dell'annullabilità per errore, si rinviene nell'istituto della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta (ritenuto a tal fine più circostanziato di quello della correttezza e buona fede) l'espressione di un principio di più ampia portata, suscettibile di essere declinato, non solo, per l'appunto, nella specifica disciplina delle alterazioni delle condizioni generali del mercato e dei generali principi delle relazioni sociali, ma anche nella regola della rilevanza dei più peculiari fattori posti a fondamento del singolo contratto. La giustizia del contratto che ne resta garantita non riguarda la perequazione dei reciproci sacrifici dei contraenti, ma implica il rispetto dell'originario equilibrio e del sostanziale assetto di interessi dei quali il contratto, obiettivamente, si rivela essere, in concreto, espressione.

"Giustizia del contratto e presupposizione"

CACCAVALE, Ciro
2005

Abstract

La ricerca è volta a definire, anche con l'ausilio di elementi storico-comparatistici, le condizioni e al contempo il fondamento di diritto positivo della presupposizione, intesa quale espressione ellittica con la quale dottrina e giurisprudenza designano il fenomeno dell'incidenza, sul piano effettuale, di circostanze tenute in considerazione dai contraenti e tuttavia non contemplate nel regolamento contrattuale. Individuato dunque nella base economica negoziale il veicolo di emersione della categoria fenomenica dell'operazione economica (dalla rilevanza della quale è oramai fatta dipendere quella della presupposizione), seguendo percorsi convergenti, da un lato, si individuano, anche con il vaglio di numerose pronunce giurisprudenziali, i criteri alla cui stregua le circostanze presupposte assurgono a fattori di equilibrio economico dell'affare, divenendo perciò la base economica e oggettiva del contratto, dall'altro, sottoposte a critica sia le ricostruzioni che riconducono la presupposizione a fenomeno di interpretazione della volontà contrattuale, sia quelle che le riconoscono significatività per il tramite della disciplina dell'annullabilità per errore, si rinviene nell'istituto della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta (ritenuto a tal fine più circostanziato di quello della correttezza e buona fede) l'espressione di un principio di più ampia portata, suscettibile di essere declinato, non solo, per l'appunto, nella specifica disciplina delle alterazioni delle condizioni generali del mercato e dei generali principi delle relazioni sociali, ma anche nella regola della rilevanza dei più peculiari fattori posti a fondamento del singolo contratto. La giustizia del contratto che ne resta garantita non riguarda la perequazione dei reciproci sacrifici dei contraenti, ma implica il rispetto dell'originario equilibrio e del sostanziale assetto di interessi dei quali il contratto, obiettivamente, si rivela essere, in concreto, espressione.
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