Da anni ormai si parla del generale ripensamento dell’assetto prudenziale del settore delle assicurazioni. Da più parti, infatti, si ritiene che il requisito previsto dalla normativa europea, il margine di solvibilità, previsto dalle Direttive 92/96 e 92/49 e successive modifiche e integrazioni, rispettivamente per il ramo vita e per il ramo danni, non sia capace di coprire integralmente gli eventuali errori commessi nella quantificazione degli impegni (riserve). Tale requisito, infatti, è derivato, fondamentalmente, da grandezze contabili (riserve tecniche e capitali sottorischio per il ramo vita, premi contabilizzati nell’anno o sinistri contabilizzati nell’ultimo triennio per il ramo danni) e indirizzato, prevalentemente, alla copertura del rischio di sottoscrizione. La Commissione Europea, consapevole dei limiti intrinseci nella normativa prudenziale vigente (Solvency I), costituita, nel suo insieme, dal margine di solvibilità, dai criteri di quantificazione prudenziale degli impegni e dai limiti quantitativi e qualitativi degli attivi a copertura, ha avviato un progetto di vasta portata, il cosiddetto progetto Solvency II. Le caratteristiche fondanti del progetto sono molteplici, infatti, il nuovo sistema di solvibilità dovrà: - stimare la solvibilità globale della compagnia; - essere basato su una struttura a tre pilastri coerente con le caratteristiche del business assicurativo; - essere costruito secondo un approccio sensibile al rischio (risk-sensitive) incentivando, in tal modo, il risk management della compagnia; - favorire l’armonizzazione delle metodologie di vigilanza sia sotto il profilo qualitativo sia sotto il profilo quantitativo; - realizzare un controllo dei gruppi assicurativi e dei conglomerati finanziari più efficace e, allo stesso tempo, più efficiente; - seguire una metodologia più efficiente per l’adozione e per la revisione della normativa; - assicurare una maggiore omogeneità dell’approccio prudenziale relativo ai diversi settori dell’intermediazione finanziaria (consistency), soprattutto quando i prodotti/servizi offerti sono simili; - essere sviluppato coerentemente con altri progetti di vasta portata di carattere internazionale e, in particolare, con i prevedibili risultati della fase 2 del lavoro dell’International Accounting Standards Board (IASB) per i contratti assicurativi. L’obiettivo del futuro sistema di solvibilità, allora, è duplice: fornire più ampie garanzie agli assicurati, da una parte, e, nello stesso tempo, dotare di maggiore elasticità le imprese di assicurazioni, dall’altra. Nel frattempo, in altri contesti, si moltiplicano le proposte di quantificazione di misure di solvibilità che siano il più possibile vicine al reale profilo di rischio della compagnia. Tra queste si segnalano il disegno di fondo dell’associazione internazionale degli attuari, le proposte delle associazioni delle compagnie, i modelli già adottati da alcuni Paesi europei. Il lavoro analizza gli elementi costitutivi di ciascuno dei pilastri in cui si articolerà il nuovo sistema di solvibilità secondo quanto suggerito dal Comitato che raccoglie le Autorità dell’industria assicurativa europea per poi evidenziare gli elementi di maggior rottura rispetto a Solvency I delle tendenze evolutive contestuali. Il lavoro si conclude con delle brevi osservazioni sulle prospettive di applicazione del progetto Solvency II.

Genesi e prospettive di applicazione del progetto Solvency II

STARITA, Maria Grazia
2005

Abstract

Da anni ormai si parla del generale ripensamento dell’assetto prudenziale del settore delle assicurazioni. Da più parti, infatti, si ritiene che il requisito previsto dalla normativa europea, il margine di solvibilità, previsto dalle Direttive 92/96 e 92/49 e successive modifiche e integrazioni, rispettivamente per il ramo vita e per il ramo danni, non sia capace di coprire integralmente gli eventuali errori commessi nella quantificazione degli impegni (riserve). Tale requisito, infatti, è derivato, fondamentalmente, da grandezze contabili (riserve tecniche e capitali sottorischio per il ramo vita, premi contabilizzati nell’anno o sinistri contabilizzati nell’ultimo triennio per il ramo danni) e indirizzato, prevalentemente, alla copertura del rischio di sottoscrizione. La Commissione Europea, consapevole dei limiti intrinseci nella normativa prudenziale vigente (Solvency I), costituita, nel suo insieme, dal margine di solvibilità, dai criteri di quantificazione prudenziale degli impegni e dai limiti quantitativi e qualitativi degli attivi a copertura, ha avviato un progetto di vasta portata, il cosiddetto progetto Solvency II. Le caratteristiche fondanti del progetto sono molteplici, infatti, il nuovo sistema di solvibilità dovrà: - stimare la solvibilità globale della compagnia; - essere basato su una struttura a tre pilastri coerente con le caratteristiche del business assicurativo; - essere costruito secondo un approccio sensibile al rischio (risk-sensitive) incentivando, in tal modo, il risk management della compagnia; - favorire l’armonizzazione delle metodologie di vigilanza sia sotto il profilo qualitativo sia sotto il profilo quantitativo; - realizzare un controllo dei gruppi assicurativi e dei conglomerati finanziari più efficace e, allo stesso tempo, più efficiente; - seguire una metodologia più efficiente per l’adozione e per la revisione della normativa; - assicurare una maggiore omogeneità dell’approccio prudenziale relativo ai diversi settori dell’intermediazione finanziaria (consistency), soprattutto quando i prodotti/servizi offerti sono simili; - essere sviluppato coerentemente con altri progetti di vasta portata di carattere internazionale e, in particolare, con i prevedibili risultati della fase 2 del lavoro dell’International Accounting Standards Board (IASB) per i contratti assicurativi. L’obiettivo del futuro sistema di solvibilità, allora, è duplice: fornire più ampie garanzie agli assicurati, da una parte, e, nello stesso tempo, dotare di maggiore elasticità le imprese di assicurazioni, dall’altra. Nel frattempo, in altri contesti, si moltiplicano le proposte di quantificazione di misure di solvibilità che siano il più possibile vicine al reale profilo di rischio della compagnia. Tra queste si segnalano il disegno di fondo dell’associazione internazionale degli attuari, le proposte delle associazioni delle compagnie, i modelli già adottati da alcuni Paesi europei. Il lavoro analizza gli elementi costitutivi di ciascuno dei pilastri in cui si articolerà il nuovo sistema di solvibilità secondo quanto suggerito dal Comitato che raccoglie le Autorità dell’industria assicurativa europea per poi evidenziare gli elementi di maggior rottura rispetto a Solvency I delle tendenze evolutive contestuali. Il lavoro si conclude con delle brevi osservazioni sulle prospettive di applicazione del progetto Solvency II.
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