Il Capitolo analizza le dinamiche pensionistiche in Italia alla luce della transizione demografica, intesa non solo come aumento della popolazione anziana, ma come trasformazione dei rapporti tra generazioni, lavoro, contribuzione, pensionamento e bisogni di cura. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione della platea potenziale dei lavoratori e l’aumento della longevità incidono sul sistema pensionistico attraverso più canali: la base contributiva, la durata attesa delle prestazioni, i comportamenti di uscita dal lavoro e la domanda di prestazioni assistenziali legate alla non autosufficienza. In questo quadro, sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle tutele non costituiscono dimensioni separate, ma aspetti strettamente connessi della stessa trasformazione. Il primo paragrafo colloca il caso italiano nel quadro europeo, utilizzando le proiezioni demografiche Eurostat per descrivere l’evoluzione attesa della popolazione e della sua composizione per età. Il confronto con i principali Paesi europei mostra che la pressione demografica sui sistemi pensionistici è una tendenza comune, ma che l’Italia si colloca tra i Paesi in cui il processo è più avanzato. Il paragrafo sottolinea inoltre la necessità di distinguere tra pressione demografica e pressione previdenziale effettiva: gli indici basati sulle classi di età non coincidono, infatti, con il rapporto tra pensionati e lavoratori, poiché quest’ultimo dipende anche da occupazione, continuità contributiva, livelli salariali, produttività, età effettiva di pensionamento e partecipazione al lavoro nelle età mature. Il Box 3.1 approfondisce questo tema mostrando come la misurazione dell’invecchiamento cambi quando, accanto alle soglie anagrafiche tradizionali, si utilizzano soglie prospettive basate sulla speranza di vita residua. Hanno collaborato al capitolo: Laura Liliana D’Alessandro, Giuseppe Pio Dachille, Donatella Di Curzio, Ruggero Grilli, Enrica Lapucci, Silvia Leonardi, Stefania Lucchini, Angelo Manna, Natalia Orrù, Monica Pia Cecilia Paiella, Nadya Ivanova Pencheva, Diego Pieroni e Federica Sciarretta. Il secondo paragrafo presenta il quadro delle pensioni vigenti e liquidate dall’INPS e dei pensionati al 31 dicembre 2025. L’analisi dello stock delle prestazioni consente di leggere gli effetti cumulati di carriere lavorative, regole di accesso e modalità di calcolo stratificate nel tempo. Nel 2025 i pensionati erano circa 16,4 milioni e l’importo lordo complessivo dei redditi pensionistici era pari a circa 371 miliardi di euro. Pur rappresentando la maggioranza dei pensionati, le donne percepivano una quota inferiore dei redditi pensionistici complessivi, confermando il permanere di differenze legate alle carriere lavorative e contributive. Il paragrafo analizza inoltre la composizione delle prestazioni per categoria, genere e gestione, nonché il flusso delle nuove liquidazioni, evidenziando la diversa dinamica delle prestazioni previdenziali e assistenziali. All’interno di questo quadro, un approfondimento specifico è dedicato alle indennità di accompagnamento e alla non autosufficienza. Questa componente assume particolare rilievo con l’aumento della popolazione nelle età più avanzate, perché intercetta condizioni di grave limitazione dell’autonomia personale. L’analisi mostra che la pressione sulla componente assistenziale non dipende soltanto dal numero di nuove prestazioni riconosciute, ma anche dalla durata di permanenza nella prestazione, influenzata dai miglioramenti della sopravvivenza nelle età avanzate. La transizione demografica agisce quindi non solo sul lato previdenziale, ma anche su quello assistenziale, rendendo necessaria una lettura integrata tra pensioni, salute e bisogni di cura. Il paragrafo approfondisce, inoltre, l’evoluzione dell’età effettiva e dell’anzianità contributiva al pensionamento nel periodo 1995-2025. L’analisi consente di osservare come l’innalzamento dei requisiti pensionistici e il loro adeguamento alla speranza di vita si siano riflessi nei tempi e nelle modalità di accesso alla pensione. Le pensioni di vecchiaia mostrano una progressiva convergenza dell’età media alla decorrenza verso il requisito ordinario, mentre le pensioni anticipate riflettono più direttamente l’evoluzione dei requisiti contributivi e l’introduzione di canali temporanei di flessibilità. Il confronto tra uomini e donne, e tra dipendenti privati e lavoratori autonomi, evidenzia inoltre che l’allineamento delle regole ha ridotto le differenze nell’età di uscita, ma non ha eliminato quelle legate alla struttura e alla continuità delle carriere contributive. Il Capitolo dedica inoltre un Box alle pensioni ai superstiti nelle unioni civili, a dieci anni dall’entrata in vigore della Legge n. 76 del 2016. L’approfondimento consente di osservare come le trasformazioni familiari e demografiche si riflettano anche sulla distribuzione delle prestazioni ai superstiti. Pur trattandosi di un fenomeno ancora contenuto in termini quantitativi, l’analisi evidenzia la progressiva operatività della tutela previdenziale riconosciuta alle parti dell’unione civile e mostra profili specifici rispetto alle pensioni ai superstiti da matrimonio, legati alla diversa struttura demografica e contributiva delle coppie. I paragrafi successivi si concentrano sui comportamenti di uscita dal lavoro e sul confine tra occupazione, disoccupazione e pensione. In un contesto di innalzamento dei requisiti pensionistici e allungamento della vita lavorativa, il pensionamento non può essere letto soltanto come un evento amministrativo, ma come una transizione che può assumere forme diverse a seconda dell’età, della storia contributiva, del settore di appartenenza e delle condizioni del mercato del lavoro. In questa prospettiva, il Capitolo considera anche il ruolo dell’organizzazione del lavoro: il Box 3.3 analizza la relazione tra lavoro da remoto e permanenza in attività nelle età prossime alla pensione, mostrando come la flessibilità organizzativa possa incidere sui comportamenti di uscita, pur con effetti differenziati tra gruppi di lavoratori. Un approfondimento specifico riguarda il ruolo delle indennità di disoccupazione nei percorsi di uscita dei lavoratori anziani coinvolti in procedure di licenziamento collettivo. Il paragrafo analizza l’evoluzione degli strumenti di sostegno al reddito in caso di perdita del lavoro e mostra come il disegno degli ammortizzatori sociali possa incidere sulle traiettorie successive. In particolare, la minore continuità tra disoccupazione e pensionamento diretto e la maggiore frequenza del reimpiego come esito intermedio segnalano che le politiche del lavoro e quelle previdenziali interagiscono in modo sempre più stretto nella fase finale della carriera. In questo stesso quadro si inserisce il Box 3.4, dedicato alle scelte previdenziali e al secondo pilastro nel comparto scuola: l’analisi del Fondo Espero consente di osservare, per le prime coorti giunte al pensionamento, il contributo della previdenza complementare alle risorse disponibili al momento dell’uscita dal lavoro. Il Capitolo affronta poi il fenomeno dei pensionati lavoratori, una dimensione sempre più rilevante in un contesto di invecchiamento attivo e trasformazione del mercato del lavoro. La pensione non coincide necessariamente con l’uscita definitiva dall’occupazione: per alcuni individui il lavoro dopo il pensionamento può rispondere a esigenze economiche, per altri alla volontà di mantenere un ruolo attivo o di valorizzare competenze professionali accumulate nel tempo. L’analisi di questa componente permette di osservare come stia cambiando il rapporto tra età, pensione e partecipazione al lavoro. Il fenomeno viene esaminato sia dal lato dei pensionati, ricostruendo continuità, ingresso, durata e intensità del lavoro post-pensionamento, sia dal lato delle imprese, per valutare in che misura l’impiego di pensionati lavoratori risponda a esigenze di flessibilità organizzativa e di mantenimento delle competenze. Infine, il Capitolo considera la dimensione internazionale delle carriere contributive attraverso l’analisi delle pensioni in regime internazionale e della totalizzazione con più Stati. In un contesto di crescente mobilità del lavoro, i diritti pensionistici si formano sempre più spesso attraverso percorsi contributivi distribuiti tra più Paesi. Il regime internazionale delle pensioni evidenzia il ruolo della previdenza nella tutela dei lavoratori mobili e nella portabilità dei diritti sociali maturati in contesti nazionali diversi. Le evidenze mostrano il ruolo centrale del coordinamento europeo e degli accordi bilaterali nel garantire la valorizzazione dei periodi assicurativi maturati all’estero. Nel complesso, il Capitolo mostra che la transizione demografica non produce un unico effetto sul sistema pensionistico, ma una pluralità di trasformazioni: modifica la composizione della platea dei beneficiari, incide sulla base contributiva, allunga la durata potenziale delle prestazioni, aumenta la rilevanza dei bisogni assistenziali, rende più articolati i percorsi di uscita dal lavoro e amplia il rilievo delle carriere internazionali. Essa modifica anche il modo in cui lavoro e pensione si combinano lungo la fase finale della vita attiva: attraverso strumenti di sostegno al reddito, forme di flessibilità organizzativa, previdenza complementare e lavoro dopo la pensione. La lettura congiunta di queste dimensioni consente di interpretare il sistema pensionistico non come un comparto isolato, ma come uno snodo centrale tra mercato del lavoro, welfare, salute, cura e mobilità.
Pensioni e transizione demografica: Struttura, comportamenti e prospettive
Monica Pia Cecilia Paiella
;
2026-01-01
Abstract
Il Capitolo analizza le dinamiche pensionistiche in Italia alla luce della transizione demografica, intesa non solo come aumento della popolazione anziana, ma come trasformazione dei rapporti tra generazioni, lavoro, contribuzione, pensionamento e bisogni di cura. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione della platea potenziale dei lavoratori e l’aumento della longevità incidono sul sistema pensionistico attraverso più canali: la base contributiva, la durata attesa delle prestazioni, i comportamenti di uscita dal lavoro e la domanda di prestazioni assistenziali legate alla non autosufficienza. In questo quadro, sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle tutele non costituiscono dimensioni separate, ma aspetti strettamente connessi della stessa trasformazione. Il primo paragrafo colloca il caso italiano nel quadro europeo, utilizzando le proiezioni demografiche Eurostat per descrivere l’evoluzione attesa della popolazione e della sua composizione per età. Il confronto con i principali Paesi europei mostra che la pressione demografica sui sistemi pensionistici è una tendenza comune, ma che l’Italia si colloca tra i Paesi in cui il processo è più avanzato. Il paragrafo sottolinea inoltre la necessità di distinguere tra pressione demografica e pressione previdenziale effettiva: gli indici basati sulle classi di età non coincidono, infatti, con il rapporto tra pensionati e lavoratori, poiché quest’ultimo dipende anche da occupazione, continuità contributiva, livelli salariali, produttività, età effettiva di pensionamento e partecipazione al lavoro nelle età mature. Il Box 3.1 approfondisce questo tema mostrando come la misurazione dell’invecchiamento cambi quando, accanto alle soglie anagrafiche tradizionali, si utilizzano soglie prospettive basate sulla speranza di vita residua. Hanno collaborato al capitolo: Laura Liliana D’Alessandro, Giuseppe Pio Dachille, Donatella Di Curzio, Ruggero Grilli, Enrica Lapucci, Silvia Leonardi, Stefania Lucchini, Angelo Manna, Natalia Orrù, Monica Pia Cecilia Paiella, Nadya Ivanova Pencheva, Diego Pieroni e Federica Sciarretta. Il secondo paragrafo presenta il quadro delle pensioni vigenti e liquidate dall’INPS e dei pensionati al 31 dicembre 2025. L’analisi dello stock delle prestazioni consente di leggere gli effetti cumulati di carriere lavorative, regole di accesso e modalità di calcolo stratificate nel tempo. Nel 2025 i pensionati erano circa 16,4 milioni e l’importo lordo complessivo dei redditi pensionistici era pari a circa 371 miliardi di euro. Pur rappresentando la maggioranza dei pensionati, le donne percepivano una quota inferiore dei redditi pensionistici complessivi, confermando il permanere di differenze legate alle carriere lavorative e contributive. Il paragrafo analizza inoltre la composizione delle prestazioni per categoria, genere e gestione, nonché il flusso delle nuove liquidazioni, evidenziando la diversa dinamica delle prestazioni previdenziali e assistenziali. All’interno di questo quadro, un approfondimento specifico è dedicato alle indennità di accompagnamento e alla non autosufficienza. Questa componente assume particolare rilievo con l’aumento della popolazione nelle età più avanzate, perché intercetta condizioni di grave limitazione dell’autonomia personale. L’analisi mostra che la pressione sulla componente assistenziale non dipende soltanto dal numero di nuove prestazioni riconosciute, ma anche dalla durata di permanenza nella prestazione, influenzata dai miglioramenti della sopravvivenza nelle età avanzate. La transizione demografica agisce quindi non solo sul lato previdenziale, ma anche su quello assistenziale, rendendo necessaria una lettura integrata tra pensioni, salute e bisogni di cura. Il paragrafo approfondisce, inoltre, l’evoluzione dell’età effettiva e dell’anzianità contributiva al pensionamento nel periodo 1995-2025. L’analisi consente di osservare come l’innalzamento dei requisiti pensionistici e il loro adeguamento alla speranza di vita si siano riflessi nei tempi e nelle modalità di accesso alla pensione. Le pensioni di vecchiaia mostrano una progressiva convergenza dell’età media alla decorrenza verso il requisito ordinario, mentre le pensioni anticipate riflettono più direttamente l’evoluzione dei requisiti contributivi e l’introduzione di canali temporanei di flessibilità. Il confronto tra uomini e donne, e tra dipendenti privati e lavoratori autonomi, evidenzia inoltre che l’allineamento delle regole ha ridotto le differenze nell’età di uscita, ma non ha eliminato quelle legate alla struttura e alla continuità delle carriere contributive. Il Capitolo dedica inoltre un Box alle pensioni ai superstiti nelle unioni civili, a dieci anni dall’entrata in vigore della Legge n. 76 del 2016. L’approfondimento consente di osservare come le trasformazioni familiari e demografiche si riflettano anche sulla distribuzione delle prestazioni ai superstiti. Pur trattandosi di un fenomeno ancora contenuto in termini quantitativi, l’analisi evidenzia la progressiva operatività della tutela previdenziale riconosciuta alle parti dell’unione civile e mostra profili specifici rispetto alle pensioni ai superstiti da matrimonio, legati alla diversa struttura demografica e contributiva delle coppie. I paragrafi successivi si concentrano sui comportamenti di uscita dal lavoro e sul confine tra occupazione, disoccupazione e pensione. In un contesto di innalzamento dei requisiti pensionistici e allungamento della vita lavorativa, il pensionamento non può essere letto soltanto come un evento amministrativo, ma come una transizione che può assumere forme diverse a seconda dell’età, della storia contributiva, del settore di appartenenza e delle condizioni del mercato del lavoro. In questa prospettiva, il Capitolo considera anche il ruolo dell’organizzazione del lavoro: il Box 3.3 analizza la relazione tra lavoro da remoto e permanenza in attività nelle età prossime alla pensione, mostrando come la flessibilità organizzativa possa incidere sui comportamenti di uscita, pur con effetti differenziati tra gruppi di lavoratori. Un approfondimento specifico riguarda il ruolo delle indennità di disoccupazione nei percorsi di uscita dei lavoratori anziani coinvolti in procedure di licenziamento collettivo. Il paragrafo analizza l’evoluzione degli strumenti di sostegno al reddito in caso di perdita del lavoro e mostra come il disegno degli ammortizzatori sociali possa incidere sulle traiettorie successive. In particolare, la minore continuità tra disoccupazione e pensionamento diretto e la maggiore frequenza del reimpiego come esito intermedio segnalano che le politiche del lavoro e quelle previdenziali interagiscono in modo sempre più stretto nella fase finale della carriera. In questo stesso quadro si inserisce il Box 3.4, dedicato alle scelte previdenziali e al secondo pilastro nel comparto scuola: l’analisi del Fondo Espero consente di osservare, per le prime coorti giunte al pensionamento, il contributo della previdenza complementare alle risorse disponibili al momento dell’uscita dal lavoro. Il Capitolo affronta poi il fenomeno dei pensionati lavoratori, una dimensione sempre più rilevante in un contesto di invecchiamento attivo e trasformazione del mercato del lavoro. La pensione non coincide necessariamente con l’uscita definitiva dall’occupazione: per alcuni individui il lavoro dopo il pensionamento può rispondere a esigenze economiche, per altri alla volontà di mantenere un ruolo attivo o di valorizzare competenze professionali accumulate nel tempo. L’analisi di questa componente permette di osservare come stia cambiando il rapporto tra età, pensione e partecipazione al lavoro. Il fenomeno viene esaminato sia dal lato dei pensionati, ricostruendo continuità, ingresso, durata e intensità del lavoro post-pensionamento, sia dal lato delle imprese, per valutare in che misura l’impiego di pensionati lavoratori risponda a esigenze di flessibilità organizzativa e di mantenimento delle competenze. Infine, il Capitolo considera la dimensione internazionale delle carriere contributive attraverso l’analisi delle pensioni in regime internazionale e della totalizzazione con più Stati. In un contesto di crescente mobilità del lavoro, i diritti pensionistici si formano sempre più spesso attraverso percorsi contributivi distribuiti tra più Paesi. Il regime internazionale delle pensioni evidenzia il ruolo della previdenza nella tutela dei lavoratori mobili e nella portabilità dei diritti sociali maturati in contesti nazionali diversi. Le evidenze mostrano il ruolo centrale del coordinamento europeo e degli accordi bilaterali nel garantire la valorizzazione dei periodi assicurativi maturati all’estero. Nel complesso, il Capitolo mostra che la transizione demografica non produce un unico effetto sul sistema pensionistico, ma una pluralità di trasformazioni: modifica la composizione della platea dei beneficiari, incide sulla base contributiva, allunga la durata potenziale delle prestazioni, aumenta la rilevanza dei bisogni assistenziali, rende più articolati i percorsi di uscita dal lavoro e amplia il rilievo delle carriere internazionali. Essa modifica anche il modo in cui lavoro e pensione si combinano lungo la fase finale della vita attiva: attraverso strumenti di sostegno al reddito, forme di flessibilità organizzativa, previdenza complementare e lavoro dopo la pensione. La lettura congiunta di queste dimensioni consente di interpretare il sistema pensionistico non come un comparto isolato, ma come uno snodo centrale tra mercato del lavoro, welfare, salute, cura e mobilità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


