L’abrogazione dell’abuso di ufficio rappresenta l’esito di una lunga parabola discendente, che ha visto via via restringersi, nel corso dei decenni, l’ambito applicativo di una fattispecie dai contorni indefiniti e perciò problematica sotto il profilo della legalità penale. Tuttavia, alla scelta ablativa ha fatto immediato seguito l’introduzione di una nuova figura di reato, che contempla una sorta di nuovo peculato per distrazione. Tale intricata vicenda normativa, sulla quale si sono subito registrate voci critiche in dottrina e giurisprudenza, trova genesi e sviluppo nel contesto della dimensione multilivello degli ordinamenti giuridici, ove oramai anche le scelte in materia penale sembrano essere, il più delle volte, “a rime obbligate”.
Il tramonto dell’abuso d’ufficio e l’alba di un nuovo “peculato per distrazione” L’abrogazione dell’art 323 c.p. e l’introduzione dell’art. 314-bis c.p., tra abolitio criminis e continuità normativa
Asia Bifulco
2025-01-01
Abstract
L’abrogazione dell’abuso di ufficio rappresenta l’esito di una lunga parabola discendente, che ha visto via via restringersi, nel corso dei decenni, l’ambito applicativo di una fattispecie dai contorni indefiniti e perciò problematica sotto il profilo della legalità penale. Tuttavia, alla scelta ablativa ha fatto immediato seguito l’introduzione di una nuova figura di reato, che contempla una sorta di nuovo peculato per distrazione. Tale intricata vicenda normativa, sulla quale si sono subito registrate voci critiche in dottrina e giurisprudenza, trova genesi e sviluppo nel contesto della dimensione multilivello degli ordinamenti giuridici, ove oramai anche le scelte in materia penale sembrano essere, il più delle volte, “a rime obbligate”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


