L’art. 25 del Digital Services Act (DSA) vieta l’utilizzo e la diffusione sulle piattaforme online dei cc.dd. dark patterns, ossia di quegli strumenti informatici progettati per influenzare il comportamento degli utenti durante la loro esperienza nel web. L’interpretazione prevalente in dottrina riguardo tale divieto – come confermato anche dalla prassi della Commissione UE – appare, tuttavia, irragionevolmente restrittiva, limitandone la vigenza esclusivamente alla categoria dei dark patterns di natura grafica. Invero, siffatta operazione ermeneutica porta con sé il rischio di creare un vuoto di tutela in relazione alle nuove generazioni di dark patterns e, più nello specifico, rispetto agli Hyper-Engaging Dark Patterns (HEDP), progettati non solo per massimizzare l’interazione con gli utenti ma, soprattutto, per spingere questi ultimi a compiere azioni da loro non intenzionalmente volute (come, ad esempio, effettuare acquisti non programmati). Alla luce di tale stato dell’arte, il presente lavoro propone un superamento dell’odierno approccio maggioritario il quale, tra le altre cose, crea una forte differenziazione di tutele tra utenti delle Very Large Online Platforms (VLOPs) e utenti delle non-VLOPs.
Dai Dark Patterns agli Hyper-Engaging Dark Patterns: per un’applicazione moderna del divieto ex art. 25 DSA
Alessio Scaffidi
;Vincenzo Forte
2025-01-01
Abstract
L’art. 25 del Digital Services Act (DSA) vieta l’utilizzo e la diffusione sulle piattaforme online dei cc.dd. dark patterns, ossia di quegli strumenti informatici progettati per influenzare il comportamento degli utenti durante la loro esperienza nel web. L’interpretazione prevalente in dottrina riguardo tale divieto – come confermato anche dalla prassi della Commissione UE – appare, tuttavia, irragionevolmente restrittiva, limitandone la vigenza esclusivamente alla categoria dei dark patterns di natura grafica. Invero, siffatta operazione ermeneutica porta con sé il rischio di creare un vuoto di tutela in relazione alle nuove generazioni di dark patterns e, più nello specifico, rispetto agli Hyper-Engaging Dark Patterns (HEDP), progettati non solo per massimizzare l’interazione con gli utenti ma, soprattutto, per spingere questi ultimi a compiere azioni da loro non intenzionalmente volute (come, ad esempio, effettuare acquisti non programmati). Alla luce di tale stato dell’arte, il presente lavoro propone un superamento dell’odierno approccio maggioritario il quale, tra le altre cose, crea una forte differenziazione di tutele tra utenti delle Very Large Online Platforms (VLOPs) e utenti delle non-VLOPs.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


