L’uso della sfera celeste è, generalmente, limitato, in letteratura, alla rappresentazione delle direzioni a corpi celesti su una superficie sferica centrata nel punto di osservazione: si ottengono dei punti della superficie sferica che rendono la stessa informazione di un sistema di versori di direzione uscenti dal centro. A parte la maggior semplicità, e quindi efficacia, di una punteggiata sferica rispetto ad una selva di versori, quando questi ultimi sono solidali in una rotazione attorno ad un asse, per rappresentare questa rotazione basta far ruotare la sfera intorno a quell’asse; così, ad esempio per i moti astrali diurni. In altri termini la sfera, vista dal di dentro, riproduce ciò che sarebbe osservato nella realtà diurna sulla volta celeste. Il moto gravitazionale di un oggetto spaziale, naturale o artificiale, si produce, com’è noto, lungo una traiettoria conica avente un fuoco nel “centro del moto”, punto ov’è la massa attrattiva. Quest’orbita, su una sfera celeste avente tale centro diventa una circonferenza massima. In questo lavoro si è pensato di rappresentare sfericamente oltre ai versori di direzione anche quelli di velocità, trasportati al centro della sfera. Possono così essere rappresentati, su un’unica sfera, con precisione geometrica ed evidenza, sistemi orbitali variamente inclinati fra loro, ed aventi, eventualmente, centri del moto diversi.

Uno studio sferico del Gravity Assist (Principi di Astrodinamica Sferica)

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2006

Abstract

L’uso della sfera celeste è, generalmente, limitato, in letteratura, alla rappresentazione delle direzioni a corpi celesti su una superficie sferica centrata nel punto di osservazione: si ottengono dei punti della superficie sferica che rendono la stessa informazione di un sistema di versori di direzione uscenti dal centro. A parte la maggior semplicità, e quindi efficacia, di una punteggiata sferica rispetto ad una selva di versori, quando questi ultimi sono solidali in una rotazione attorno ad un asse, per rappresentare questa rotazione basta far ruotare la sfera intorno a quell’asse; così, ad esempio per i moti astrali diurni. In altri termini la sfera, vista dal di dentro, riproduce ciò che sarebbe osservato nella realtà diurna sulla volta celeste. Il moto gravitazionale di un oggetto spaziale, naturale o artificiale, si produce, com’è noto, lungo una traiettoria conica avente un fuoco nel “centro del moto”, punto ov’è la massa attrattiva. Quest’orbita, su una sfera celeste avente tale centro diventa una circonferenza massima. In questo lavoro si è pensato di rappresentare sfericamente oltre ai versori di direzione anche quelli di velocità, trasportati al centro della sfera. Possono così essere rappresentati, su un’unica sfera, con precisione geometrica ed evidenza, sistemi orbitali variamente inclinati fra loro, ed aventi, eventualmente, centri del moto diversi.
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